Le gemelle che non parlavano

Le gemelle che non parlavano

Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri

June e Jennifer, particolari e intriganti come tutte le coppie di gemelli, ma loro lo sono un po’ di più. Hanno codificato un proprio linguaggio, si sono chiuse nel mutismo, hanno dato vita a una battaglia intima nella quale si controllavano a vicenda, si sono date ad atti vandalici di ogni genere per il solo gusto di vivere esperienze nuove che le aiutassero a uscire dal loro isolamento e dalla volontà di non comunicare con il mondo. La storia che ci racconta Marjorie Wallace è ambientata nell’Inghilterra degli anni Ottanta. Nulla di inventato, tutto è realmente accaduto.

All’epoca Wallace era una giornalista e fu incuriosita dal comportamento insolito delle gemelle Gibbons. Per quanto provassero a liberarsi l’una dell’altra, soffrivano nel momento in cui avveniva un temporaneo distacco. Anche la loro guerra era fitta di regole, di pegni e di obblighi non scritti. Wallace riuscì a capire qualcosa dalla lettura dei loro diari, veri e propri spazi di confessione e di abluzione.

Altra caratteristica importante, l’intelligenza acutissima che June e Jennifer avevano sviluppato. Da esperte manipolatrici sapevano entrare nel cuore dei problemi altrui, delle persone e soprattutto si influenzavano a vicenda. Non erano alienate, ma solo in protesta contro il mondo, fino a rendere ogni spazio il campo sul quale combattersi. Persino il manicomio criminale di Broadmoor, in cui le gemelle furono rinchiuse per undici anni, diventò il loro territorio di guerra. Proprio qui, Wallace incontra Jennifer e June e porta la loro storia sulle pagine del Sunday Times. La storia ebbe una incredibile risonanza, tanto da essere oggetto di film, opere teatrali e brani musicali.
Adelphi ripropone questo libro dopo quasi quarant’anni dalla sua prima pubblicazione. L’autrice vi aggiunge anche un altro capitolo scritto nel 2022 e nel quale racconta dell’ultimo incontro con June, la gemella ancora rimasta in vita. Siamo di fronte a un libro particolare, che prova a fare luce su uno dei casi più complessi della psichiatria moderna. Ma ciò che Wallace ci dona è anche un’opera che scandaglia l’anima delle due sorelle. Il loro complesso rapporto, infatti, nasconde qualcosa di soprannaturale. Restano inspiegabili troppi elementi, troppe coincidenze o comportamenti che si configurano su quel confine tra ragione e superstizione, tra mito e realtà, tanto da lasciare nel lettore un certo spaesamento.

L’autrice stessa ammette che alcuni atteggiamenti sono comuni a tutti i gemelli, ma se questa è solo una premessa, allora possiamo immaginare quante cose ancora ci siano da scoprire e da comprendere. Lungo il libro, celato tra le pagine, scorre anche un messaggio: ci sono cose che la scienza non può capire e che proprio per questo motivo possono solo alimentare un ancestrale fascino per l’inspiegabile.

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