Matematica di passaggio

Matematica di passaggio

“Matematica di passaggio” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata dall’autore con l’intelligenza artificiale

Nel cervello i pensieri sfilavano, correvano a nascondersi, poi riapparivano ma portando stimoli nuovi rispetto al primo passaggio in quell’area che prova a decifrare gli input. A lui, però, sembrava di non avere nulla in quella testa che, in alcuni giorni, non aveva voglia di partecipare ad attività ludiche o seriose, persino a un dialogo.

Quella sensazione di assenza dalla realtà l’aveva sentita già altre volte, soprattutto quando il cielo era senza nuvole e il sole, anche se non riscaldava, appariva invadente. «Il meteo mi guida e mi influenza», si diceva ridendo ad alta voce; dopotutto non gliene fregava nulla, era così apatico che, per ammazzare il tempo, ripeteva nella sua mente le tabelline, rievocando davanti ai suoi occhi quel giorno in cui la maestra gli tirò così forte l’orecchio destro da fargli uscire un fiotto di sangue dal naso, e tutta quella violenza gli venne somministrata solo per non aver saputo rispondere in dieci secondi alla domanda «Quanto fa 7×8?».

Composizione logica della matematica di passaggio

Ora, adulto e libero di agire, fissando una parete nuda e bianca, che la sua immaginazione trasformava in una lavagna, riusciva a fare calcoli complessi, seguendo un filo logico tutto suo, addizionando, sottraendo, mettendo in moto l’intuito, pronunciando formule algebriche che inventava in quel momento. Sembrava quasi che dialogasse con i numeri. La matematica gli sembrava dolce come una mamma.

Altre volte, le cifre arabe erano protagoniste dei suoi incubi. Gli capitava di vedersi mentre correva lungo un corridoio illuminato da una luce viola. Era inseguito da un «otto» gigante e peloso che voleva sbranarlo. In alcune occasioni, lungo quel corridoio incontrava invece un «sette» che altro non era se non una lama di coltello che voleva trapassarlo.

Quando faceva questi sogni, si svegliava di soprassalto; sudato correva in bagno, si specchiava e scrutando attentamente il riflesso del suo viso stropicciato, anche se la visione era ancora velata dal sonno, contava fino a cinquantasei. Era il suo modo per riprendere il fiato, per ridarsi pace. Ripeteva questa operazione finché non gli tornava il sonno; fin quando non avvertiva la pesantezza delle palpebre. Solo allora, ciondolando e ripetendosi in mente che quella maestra era morta da molti anni, si addormentava di nuovo.

Scomposizione in fattori primi

Fu nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, intorno alle ore diciotto, mentre del sole restava solo un segno sottile e arrossato all’orizzonte, che, durante una passeggiata, si vide sorpassato da tutte le cifre che vanno da «zero» a «nove». Osservava come si addizionavano a vicenda e come la somma spiccava il volo, e come, man mano che essa planava nel cielo, si scomponeva in fattori primi; dopodiché le cifre riapparivano e riprendevano a sommarsi, per poi abbandonarsi alla scomposizione che riportava tutto a «uno».

Lui guardava meravigliato quel fenomeno che si ripeteva con foga isterica; e volteggiando nell’etere diventato oscuro, somma e scomposizione brillavano ed esplodevano, suggerendo ai suoi occhi spaesati un gioco pirotecnico. In quell’andirivieni armonioso, fu la sua logica a non accontentarsi dell’Uno. Infatti, attraverso un ragionamento estremo e convincente essa sapeva come giungere a «zero».

Fu per lui un sollievo sapere che la sua logica ancora lo proteggeva; e proprio per gratitudine lui legò uno «zero» al ramo di un pioppo che sovrastava la strada. Sentì il bisogno di salire sul muretto di cemento che costeggiava l’albero. Avvertì il brivido di infilare la testa in quella cifra che tutto annienta e nulla somma e sottrae, lasciando le cose così come le ha trovate. Fu bello osservare il mondo che soffocava nella logica; i numeri avvolti dalle nuvole, disciolti in una matematica perfezione.


 

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