Non mi domandai se…

Non mi domandai se…

“Non mi domandai se…” è una prosa di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore 

Non mi domandai mai se fosse giusto o sbagliato cadere sonnambulo tra le tue braccia, imbambolato dal tepore della passione ritrovata. Era il giorno più lungo dell’anno, il solstizio di un’estate che si infrangeva contro il muro del tormento. Come una poesia declamata nel deserto, tu eri nella tenebra e nell’aurora del mio giorno eterno.

Non mi domandai se quella che stavo vivendo fosse l’ultima estate per tante cose, perché non c’era un soffio vitale in me, bensì un’accondiscendenza mortale. Era una fatale discesa ricercata e sublimata, forse intenzionale, attraverso cui poter cercare riposo. E in quel ristoro doloroso, all’ombra della morte nel cuore, ho gioito e, nonostante tutto, non volevo essere salvato.

Agli occhi del cuore fustigati dai lampi, così come ai ricordi che se ne vanno liberi a ripescare il passato solo per convincerci di essere ancora vivi, giammai chiesi consolazione. Avrei voluto correre lungo una spiaggia infuocata e sprofondare negli abissi di un vulcano, pur di non cadere nel giogo della clemenza, che a volte inganna e libera dalle proprie mancanze solo per paura di un’onorevole ammissione di colpa.

Architettai la morte delle emozioni, la freddura della mente, il gelo di un’anima che era giusto rendere martire. Non mi domandai cosa sarebbe successo: era tempo di non esserci più. Non mi domandai del domani: era stato tutto compiuto. Forse.

Si dice che la salvezza sia a volte una condanna, così come l’amore, che altro non fa se non incatenarci alla Terra per dimostrarci che qualcosa ci trattiene qui, nella realtà, proprio per svelarci ciò a cui siamo chiamati. Anche quando pensiamo di eliminarci, in fin dei conti eseguiamo il disegno di un Demiurgo che ci ha lasciato poco margine di scelta.

Eppure, non mi domandai da dove venisti e dove mi avresti portato. Ho accolto un richiamo che ancora mi trattiene, nel buio, nella luce, nell’esserci di uno spazio che ora si allarga verso mondi possibili.

E sarà sera e sarà mattina, finché la distanza non verrà colmata.

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