W.: romanzo di una sparizione emotiva

W.: romanzo di una sparizione emotiva

Articolo di Martino Ciano. In copertina: «W.» è il romanzo di Tiemen Hiemstra pubblicato da Adelphi nel settembre 2026

Quanto conosciamo chi ci sta vicino e quanto siamo disposti a comprendere le sue scelte? Sono queste alcune delle domande che mi sono venute in mente mentre leggevo «W.» di Tiemen Hiemstra, voce nuova, almeno in Italia, della narrativa europea.

Immergendomi in questo romanzo mi è sorto un dubbio: spesso, eleviamo a migliori amici solo coloro su cui riusciamo a cucire le nostre emozioni più intime, tanto da renderli nostri simulacri. È forse per questo motivo che restiamo delusi quando qualcuno ci abbandona all’improvviso. Allontanandosi, egli non porta via solo un nostro riflesso, ma un pezzo della nostra essenza.

Ed è un po’ quello che ci fa intendere l’autore raccontandoci della profonda amicizia che si instaura tra W. e Olaf. A un certo punto, però, W. scompare nel nulla. Di lui si perdono completamente le tracce. Da qui in poi il romanzo diventa vivo, ci parla, ci interroga. Vogliamo scoprire i motivi di questa scelta così forte, che per Olaf è simile a una pugnalata alle spalle.

Intanto il libro scorre. Ci vengono messi davanti tanti pezzi di vita, momenti quotidiani che narrano di un’amicizia, di ricordi indelebili che influenzano la percezione del presente. Pian piano ci accorgiamo che lo scrittore non ha tracciato solo una storia, ma qualcosa che ci fa pensare ai nostri anni spensierati. Come il premio Nobel Patrick Modiano, Hiemstra fa della memoria un luogo da setacciare, con l’unica differenza che qui, al lettore, viene affidato l’arduo compito di investigare.

Pagina dopo pagina, quindi, mi sono reso conto di aver pensato agli anni della mia adolescenza, quando amicizie che sembravano eterne si sono poi sgretolate. Non è successo niente di particolare. Nulla di drammatico mi ha separato da loro, semplicemente la vita di ciascuno ha preso strade diverse. E ancora adesso sogno quei momenti, quei giorni ricchi di vita e di speranza; carichi di una eccitazione che nessuna preoccupazione spazzava via. E oggi?

Certo, «W.» è un romanzo. In esso ci sono una trama, un tema, un’epoca in cui i ragazzi ancora non avevano consegnato completamente le loro emozioni a un iPhone. Stiamo parlando della giovinezza di noi Millennials, che in pochi anni siamo passati dal telefono a gettoni a MySpace. Avevamo ancora cellulari antiquati; potevamo fare «filone a scuola» senza essere vittime del Gps; sul domani non incombeva la paura della fine del Mondo.

La storia qui contenuta parla anche di questo. Ciò rende «W.» un romanzo che pone sotto i riflettori una generazione ancora lievemente ottimista. Il futuro si è poi rivelato diverso e, forse, proprio la scomparsa improvvisa di questo ragazzo non è altro che metafora delle nostre perplessità. Gettati oggi in un mondo che ha mantenuto poche delle promesse che ci sono state fatte, ci chiediamo se tutto non sia stato solo un bel sogno.

La stessa cosa farà Olaf davanti alle tracce lasciate da W. Ciascuna di esse non svela del tutto, ma riempie la testa solo di dubbi.

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