Ricorderò un’estate così…

Ricorderò un’estate così…

“Ricorderò un’estate così” è un racconto di Wanda Lamonica. In copertina un’immagine dell’autrice

Di questa estate appena trascorsa ricorderò di sicuro il caldo asfissiante. Il desiderio continuo che arrivasse presto sera per distendermi sul letto. Ricorderò tutte le canzoni mandate in radio. E persino la loro esatta successione nella playlist, ascoltata fino alla noia, in negozio. Mi ricorderò di quante volte ho saputo di che umore fosse il mare dai discorsi dei turisti.

Ricorderò la bambina con i riccioli biondi che entrava in salumeria esclamando: “Uhm, che buon prosciumo.“ Quel bimbo che aspettava di vedere sulla cassa i dinosauri di gomma che poi gli avrei regalato. Ricorderò la cliente che mi ha fatto una carezza sul viso perché anche in quel giorno di caos totale, le avevo conservato i panini tondi, alti e bruciacchiati, come piacevano a lei. Ricorderò il vecchietto che una mattina ha dimenticato i soldi a casa e doveva comprare il latte.

“Me lo pagherà un’altra volta”, gli avevo detto sorridendo. “Si fida di me? Nemmeno mi conosce bene”, mi aveva risposto con gratitudine. “A volte sono proprio quelli che conosciamo meglio a deluderci di più”, avevo aggiunto. Lui aveva annuito. E io mi sono sentita saggia e stupida allo stesso tempo. Una persona dalle citazioni facili o soltanto un essere umano dove umano sta per benevolo e rispettoso.

E poi mi ricorderò della gentilezza e di tutte le sue forme, delle preoccupazioni della gente che si trasformano spesso in impazienza e scortesia. Della maleducazione vera. E per quella, eh no, per eliminarla non esiste magia. Mi ricorderò dei pelosetti bauclienti di cui ho chiesto sempre il nome e che ho salutato ancora prima dei loro padroni.

Mi ricorderò di tutti i sussurri fatti di nascosto per soffiare via un po’ di tensione, dei miei sorrisi che spesso hanno incontrato altri bei sorrisi e meravigliosi cuori. Della stanchezza che rimane dentro, anche quando il corpo si riposa e si rilassa. Ma non mi abbandona quel dubbio atroce che sempre mi frulla in testa, quando mi chiedo se ciò che dono si perde. Se ciò che lascio, alla fine, resta.

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