Intelligenza artificiale: a scuola è utile?

“Intelligenza artificiale: a scuola è utile?” è un articolo di Valentina Ciurleo. In copertina una foto dell’autrice
L’intelligenza artificiale, come campo di studio e ricerca, nasce ufficialmente nel 1956, con la conferenza di Dartmouth dove il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato. Tuttavia, le basi teoriche e i primi studi su neuroni artificiali e reti neurali risalgono a qualche anno prima, precisamente al 1943 con McCulloch e Pitts.
La tecnologia sta avanzando sempre di più e sembra che tra qualche anno l’intelligenza artificiale potrebbe controllarci. Troppe volte si ricorre a questo strumento che sta sempre di più condizionando, limitando e riducendo i processi mentali. Specialmente il pensiero critico e la capacità di avanzare linee organizzative e di lavoro nati dal nostro cervello. Compromette tempo e spazio in un vortice di informazioni già pronte e confezionate su ogni aspetto. Lavora prevalentemente sulle emozioni istantanee, quindi qualcosa che arriva velocemente e poco rimane all’altro.
Anche nella scuola spesso gli studenti ricorrono all’intelligenza artificiale per svolgere i compiti, scrivere temi e argomentare. La questione è che compromettono la rielaborazione del pensiero, la fantasia, l’immaginazione e rallentano così i processi cognitivi. Certamente gli strumenti tecnologici come altre tecnologie possono aiutare in tantissimi modi, rimanendo in campo scolastico, nei DSA sono un valido sostegno, pensiamo al correttore ortografico, alla calcolatrice, ai software per la sintesi vocale, la video scrittura o dettatura vocale.
Questi sono “sì” essenziali nel momento in cui si va a recuperare, sostenere e fronteggiare una difficoltà strutturale. Ma ricorrere all’intelligenza artificiale per compensare una quotidianità non va bene. Parlando sempre di studenti, se si assegna loro un compito, una ricerca lo scopo è avviare attività di studio, di ricerca delle informazioni per poi elaborarle con il proprio pensiero e farle proprie nel processo di apprendimento. Credo che dobbiamo sollecitare un pò tutti a partire da attività nostre e pratiche e fare affidamento a una serie di attività concrete, manipolative artistiche che possono stimolare il pensiero creativo come i processi cognitivi.
Pensiamo al disegno, alla pittura, alla musica, alla danza ad altre creazioni emotive che coinvolgono diverse attività: dalla progettazione, alla creazione, lo scopo è quello di far nascere dal proprio cervello, dal proprio punto di vista emotivo. Nessuna intelligenza artificiale può essere noi stessi, con i nostri pregi e con i nostri difetti e soprattutto con la nostra personalità che è unica e irripetibile.
