Acquaformosa: viaggio nella comunità albanese del cosentino

Acquaformosa: viaggio nella comunità albanese del cosentino

Adriana Sabato ci parla della sua visita presso la comunità cosentina di Acquaformosa. In copertina una foto dell’autrice 

Acquaformosa (Firmoza) è una comunità albanese di lingua arbëreshë in provincia di Cosenza che annovera 933 abitanti. Collocato ad un’altitudine di 756 metri sul livello del mare, il suo territorio è posto nell’alto bacino del fiume Esaro e fa parte del Parco nazionale del Pollino ed è caratterizzato dalla presenza di diversi centri di origine albanese e, fra questi, Lungro è il più vicino.

Acquaformosa è collocata lungo il versante sud del monte Cozzo di Lepre (1421 sul livello del mare) e il territorio circostante non presenta solchi, calanchi o valli profonde scavati dal deflusso delle acque.

Le origini storiche di Acquaformosa risalgono al 1140, allorché il Conte Ogerio (o Ruggero) e sua moglie Basilia, Signori di Brahalla (l’odierna Altomonte) dal 1140 al 1197, donarono ai monaci cistercensi dell’abbazia di Santa Maria della Sambucina di Luzzi, la chiesa di Santa Maria di San Leucio e delle vaste tenute dove avrebbero potuto edificare un monastero ed un casale nelle sue vicinanze, verso di cui esercitare la giurisdizione civile e criminale come feudatari.

Salendo verso il borgo ci colpisce immediatamente la Chiesa di San Giovanni Battista, un vero splendore. Costruita dagli albanesi all’incirca nel 1500 e ricostruita tra il 1936 e il 1938, presenta evidenti elementi dell’architettura romanica: ancor di più ci affascina all’interno, la presenza di imponenti mosaici in oro ad opera dell’artista locale Biagio Capparelli.

È importante ricordare che la Chiesa Madre osserva il rito greco-bizantino cattolico ed è l’unica dell’eparchia rivestita di mosaici realizzati da un unico artista su una superficie così estesa.

Il parroco, papàs Vincenzo Matrangolo, spinto dal desiderio di arricchire la sua chiesa con immagini che predicassero la parola del Vangelo, dopo aver preso contatti per una possibile commissione con una pittrice greca decide, su suggerimento di papàs Pietro Tamburi, di contattare uno dei suoi stessi parrocchiani: Biagio Capparelli, che aveva collaborato alla realizzazione musiva della Theotôkos in trono nella cattedrale di Lungro.

Biagio Capparelli che aveva terminato gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma accetta nel 1988 di assumere questo incarico e prima di mettersi all’opera si reca a studiare sul posto le maggiori realizzazioni musive presenti in Italia (Monreale, Cefalù, Ravenna).

Osservando dall’alto i suoi meravigliosi pendii collinari e le sue forme dolci e continue, concludiamo una visita che (sperando di ripetere) ci ha riempito di gioia e grande entusiasmo. A presto!

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