Pär Lagerkvist: ritratto di uno scrittore e poeta svedese

Pär Lagerkvist: ritratto di uno scrittore e poeta svedese

Articolo di Pasquale Ciaccio. In copertina una fotografia di Pär Lagerkvist, tratta da Wikipedia

Pär Lagerkvist ( 1891-1974), è stato un poeta, romanziere e drammaturgo svedese, vincitore nel 1951 del premio Nobel con il romanzo “Barabba”, da cui fu tratto anche un film interpretato da noti attori tra cui Anthony Quinn, Vittorio Gasman, Silvana Mangano e Arnoldo Foà.

Altri due romanzi sono “Il Boia”, che denuncia gli orrori della Seconda Guerra mondiale e del nazismo; e “Il Nano”, considerato come una interpretazione a tutto tondo del male. Il nano ne è appunto il simbolo perché, in forza della sua statura, si colloca al livello più basso dell’umanità. I suoi scritti in Italia sono pubblicati dalla casa editrice Iperborea e comprendono anche “Il Sorriso Eterno”, “Pellegrino sul Mare”, “La mia Parola è No”, “Marianne”.

Sono però le sue poesie a caratterizzare maggiormente il suo valore letterario, tant’è che viene considerato uno dei maggiori autori della letteratura scandinava. Esse sono contenute nel volume “Poesie” e hanno come tema predominante la ricerca di Dio. Pär Lagerkvist si considerava “un ateo credente e un credente senza fede”. In poche parole creò un ossimoro che ci ridà la cifra della sua ricerca religiosa. La realtà è vista da lui come un limite, come un rifiuto per essere nel mondo, a cui contrappone la realtà infinita.

Infatti, l’opera “Pellegrino sul mare”, simboleggia il continuo pellegrinaggio dell’uomo sulla Terra, che ha come unico scopo la ricerca di una ragione di vita, di un senso. La sua ricerca però è intrisa di contraddizioni. In “Solo quel che Arde”, l’ uomo si scopre cenere, senza consistenza, ma questo gli fa aspirare a qualcosa di più.

Solo quel che arde/ diviene cenere / Sacra è la cenere, / Tu mi sfiorasti e io divenni cenere. / Il mio io, il mio essere divenne cenere, consumato da te. / Così dice l’ amante e il credente. / Tu mi sfiorasti. Io sono sacro. / Non io ma la mia cenere è sacra.

Quel Tu è l’appello a quel Dio che Pär Lagerkvist invoca ma che subito dopo nega.

Felice attesa / di te che verrai, / quando nella tua anima / quell’ amore potrà fiorire / che col suo fuoco mi divora. / Felice attesa / di te, di te.

Ecco altri esempi che rendono bene il suo appellarsi a Dio.

il Dio che non esiste, / è lui che accende le fiamme nella mia anima / che fa della mia anima una landa deserta, / una terra fumigante, desolata che fuma dopo l’incendio. Perché egli non esiste / è lui che redime la mia anima facendola più pura e riarsa / il Dio che non esiste, / il terribile Dio

Se credi in Dio e non esiste un Dio / allora è la tua fede miracolo anche maggiore / Allora è davvero qualcosa d’ incomprensibilmente grande.

Come detto, l’autore prima sente la mancanza di Dio dopodiché lo nega, mettendosi così in una posizione che ricorda il nostro Giacomo Leopardi. Il grido di Pär Lagerkvist rimase però irrisolto. Egli non fu capace di aderire alla fede, invocava Dio ma lo rinnegava addossandogli le colpe della sua infelicità. Negava la vita, ma pretendeva Dio: colui che dà.

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