I figli della scimmia

Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina del film «I figli della scimmia»
Questo film rappresenta l’esordio del lungometraggio di finzione per Tommaso Landucci.
Dario (interpretato da Riccardo Scamarcio) è padre di un bambino disabile, Enrico (Andrea Aggio) che non parla, non cammina, non muove bene le mani, ma ha degli occhi molto espressivi, con i quali riesce a comunicare e al quale suo padre dedica ogni cura e attenzione, e, al tempo stesso coltiva un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello, Giacomo.
Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, assumendo il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che metterà a rischio l’intera famiglia. Un film che fa pensare a quanto sia importante non chiudersi in pregiudizi e paure, soprattutto quando ci si trova di fronte alle problematiche di una persona diversamente abile.
«I figli della scimmia» è un film corale, che s’interroga sul ruolo di genitore ma anche su quello di figlio, fratello, partner. Ha il pregio, non secondario, di raccontare un’Italia sottorappresentata: quella della piccola-media borghesia, dove si vive in case poco più che modeste e si lavora come periti assicuratori.
Il soggetto del film è stato scritto dallo stesso regista con Damiano Femfert nel 2020, vincendo il Premio Solinas 2021 per la miglior sceneggiatura. Il regista ha dichiarato che il titolo del film trae ispirazione dall’omonima favola di Esopo, trovando una correlazione con il soggetto del film sul rapporto tra genitori e i figli con disabilità.
«I figli della scimmia» è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vincendo il Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura e Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio.
È un film intenso, delicato, profondo: la mimica facciale e lo sguardo di Dario sovrastano lo schermo restituendo allo spettatore e alla spettatrice il dolore di un padre che avrebbe desiderato poter vedere il proprio figlio correre e che, strada facendo, si accorge che i figli spesso deludono le attese dei padri.
Non è una pellicola sull’accettazione, né sul sacrificio, è un potente spaccato sull’amore per la vita che diamo, a prescindere dalle abilità o disabilità di quella vita. Il formato utilizzato per questa pellicola, elimina le distrazioni dello sfondo per farci concentrare sui volti e sulle espressioni sia di Scamarcio che del figlio Enrico, con i quali riusciamo ad entrare in totale empatia.
«Essere padri, ha commentato Scamarcio, è sempre una cosa bellissima, ma con un figlio disabile tutto è complicato dall’organizzazione quotidiana e soprattutto dalle aspettative psicologiche. È difficile accettare i limiti della situazione, sapere che certe cose non potrai mai farle».
