Storia di uno sdoppiamento

Storia di uno sdoppiamento

“Storia di uno sdoppiamento” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale

Esiste la paura dei primi giorni, quella in cui ci si sente catturati dallo sguardo di un estraneo, da un corpo che non è il proprio. Esiste il dolore dei ricordi, quelli che ti suggeriscono di fuggire perché nessuno viene per liberare ma solo per sottomettere. Esiste il terrore dell’amore, quello da cui si fugge in fretta.

Ecco la storia di uno sdoppiamento.

Niente è romantico sotto il cielo della realtà; niente vive eternamente e nessuno impara a volare. Si soffre insieme e si cammina mano nella mano solo per dimostrare a ciascuno che si è consapevoli. E allora si viaggia in due, in tre, magari in mille, ma poi si volge il viso verso l’orizzonte.

Sgattaiola tra gallerie buie il treno, il paesaggio insegue lo sguardo. Dove si fermerà il pensiero? In quale casa si scalderà il corpo? Non sono più io, non sei più tu. Ovunque, senza meta. Non ci sono poesie da sussurrare, sentimenti da imparare a dominare. Qui è come morire, lì è l’eterno attraversamento delle anime e dei corpi.

Sta ovunque questo segreto? No, solo quando qualcosa trascina via la mente. Si schiude un fiore, si spalanca un terzo occhio. Ora conosco me e tutto il resto. Nessuno sa perché si ama. Tra tutti i miti che hanno provato a spiegare questo mistero, io ho preferito non affidarmi ad alcuna lettura epica.

La morte saprà rilevare a quale gioco appartengo, se sono stato guidato da un demiurgo buono o malvagio.

Venuta da un tempo simile al mio. Entrambi abbiamo oltrepassato limiti e incertezze, forse metà della vita. Resta tanto o resta poco? Nessuno lo sa. Entrambi siamo stati chiamati per credere ancora nell’umanità perduta. Esemplari di questa specie siamo anche noi. Non c’è pregio o difetto che non ci appartenga. Siamo dotati di noia e di morte, di angoscia e di tormento.

Se avessimo avuto una pistola in tasca l’avremmo puntata contro altre mille persone, e anche loro avrebbero fatto lo stesso. Ci siamo abbracciati come se ciascuno dovesse partire disarmato per una battaglia. Ma proprio in quel momento ci siamo detti «sarà ogni domani come oggi».

Una promessa, forse una bugia. Ecco il tramonto, l’ora in cui tutto è possibile e in cui il domani si presenta nudo. Era ed ancora è. Restano separati come cielo e terra i pensieri. Scorre la vita tra i suoi giorni innominabili.

È questa la storia di uno sdoppiamento: a ogni amore che nasce corrisponde una morte.

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