Odette: storia di una fuga

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Odette” di Salvatore Conaci, Vintura edizioni, 2026
Odette è una storia che tutti hanno avuto fretta di chiudere, ma è anche la protagonista di un caso con cui ancora troppe persone hanno a che fare. È per questo motivo che Cédric, aspirante scrittore, decide di imbastire un romanzo-verità su di lei. Ad attirare la sua attenzione una frase letta su un muro.
Era il 1997 quando Odette, bella, giovane e intelligente, decide di porre fine alla sua vita. Fu davvero suicidio? E perché, visto e considerato che aveva tutto ciò che una persona può desiderare dalla vita, compreso un’invidiabile fidanzato, rampollo di una delle famiglie più in vista della provincia svizzera?
La verità verrà svelata e, come ogni noir che si rispetti, essa è sempre stata lì, sotto gli occhi e a disposizione di tutti. Ma ogni mondo è paese e anche Delémont, ridente cittadina svizzera, preferisce l’omertà alla cruda realtà dei fatti. È pur vero che «non esistono fatti ma le interpretazione», e questo lo sa bene l’autore del romanzo, il calabrese Salvatore Conaci.
Lui di omertà se ne intende, ma non dico questo in maniera dispregiativa, bensì con un pizzico di consapevolezza, in quanto residente nella provincia calabrese che nutre le persone di narrazioni orali che passano di bocca in bocca. Molti di questi nascondono quel lato oscuro che ogni società non vuole svelare. Ecco perché i personaggi di “Odette” sono così veri e vivi: sono la trasposizione di uomini e donne che esistono, che hanno una forma, che hanno un pensiero.
Ma andiamo allo stile. Conaci dissemina colpi di scena lungo 400 pagine senza aver fretta. Tutto scorre lento come una storia che va assaporata per intero, secondo quel mantra canonico al quale ci appigliamo nei momenti di serena disperazione e che recita pressappoco così: «tutta la verità, nient’altro che la verità».
La vicenda si svolge in un arco temporale che va dal 1997 al 2019 e inizia con il rapimento di un bambino. Non c’è solo Cédric, ma tanti altri personaggi che hanno responsabilità precise e colpe che inconsapevolmente stanno espiando. Il tutto apre una riflessione importante sul potere della scrittura, perché «Odette» è anche un romanzo che parla di letteratura.
Ogni cosa trova il proprio posto in una maniacale ricerca della verità, ma come detto, il confine tra verità e sottomissione a un contesto sociale che innalza le proprie regole a codice morale è molto sottile. Ciò avviene dovunque ed è uno dei fondamenti della società umana. Conaci quindi mischia il noir con qualcosa di profondo, che antropologicamente si collega all’universale necessità di autoprotezione che ogni società innesca.
In tal modo, «Odette» diventa quasi una tesi sociale con cui Conaci si diverte più che mai. Ancora una volta, a giocare il proprio ruolo è lo svelamento delle contraddizioni.
