Il fallimento della ragione

Il fallimento della ragione

“Il fallimento della ragione” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto creata con l’intelligenza artificiale

E guarda un po’: tutti questi sacrifici per diventare migliori per poi ritrovarsi delinquenti, narcisisti e aspiranti serial killer al Governo del mondo. Direi proprio questo a quei poveri genitori miei che si sono privati di tutto per garantirmi una buona educazione, con la speranza di una eterna e imperitura felicità scaccia-timori.

Sarebbe bastato poco: avrebbero dovuto abbandonarmi in strada senza vestiti e a stomaco vuoto, lasciandomi coltivare quel naturale istinto che si rafforza a suon di scazzottate, pestaggi e altre violenze. Invece, si sono lasciati ipnotizzare dalla propaganda dello sviluppo e del progresso. Si sono affidati alla scuola, all’oratorio, ai buoni consigli di qualche marchettaro.

E cosa rimane tra le mani? Niente, perché amministra davvero il potere solo colui che tratta l’altro come un essere da sottomettere e da annientare. Non c’era bisogno di coltivare la ragione, di innalzare tributi immensi alla pace e alla fratellanza. Bisognava agire come bestie e lasciare che ciascuno di noi sopravvivesse nel migliore dei modi. Sarebbe stata una lotta alla pari: uno contro uno. Il vincitore avrebbe garantito alla specie un lieve ma costante progresso.

Questo avrebbe dovuto essere. Questo in fondo è quello che stiamo vivendo. Il fallimento della ragione è palese, palpabile. Mentre genocidi, ruberie, ipocrisie e altri abomini si muovono per il pianeta, qualcuno continua a inneggiare alla supremazia delle ideologie. Ciascuno trova la sua chiesetta e si mette a pregare, ordendo la distruzione di quella del vicino.

La maggior parte, composta da coloro che non hanno mezzi e capacità per soffocare nel sangue e nella disperazione il prossimo, si affida alla politica. Squadristi e radical chic si danno appuntamento in piazza, si scrutano come bestie affamate, danno inizio a un braccio di ferro senza tregua. Vince il potere, il manganello, il decreto legge, la costruzione di una minaccia.

Dove sono le bombe? Dov’è il sangue che darebbe inizio a una pura escalation di umanità primordiale? Tornino di nuovo i maestri del terrore. Ne abbiamo bisogno.

I migliori dittatori, nonostante la volontà di creare un uomo nuovo che non conservasse nulla dell’uomo naturale, prediligeva l’esperienza formativa della foresta. Ciò serviva per introiettare nel popolo l’idea del fallimento della ragione, la superiorità della forza, l’uso della coercizione, l’amore per la sana violenza. Questo abbiamo dimenticato, questo rende noi succubi. Non esiste il futuro migliore per i figli. Le macerie sono state dimenticate, la distruzione è stata sdoganata.

Gli scenari dell’Ucraina e del Medio Oriente ci appaiono ancora troppo lontani. Noi pensiamo che non arriveranno mai, invece bisogna abituarsi a quelle città desolate, a quelle immagini di morte. I nostri leader vogliono questo. Essi governano grazie a quella violenza. Essi prediligono quel sangue. Vogliono e sperano che qualcuno lo dica esplicitamente affinché sia additato come terrorista, proprio per mascherarsi meglio.

Essi sanno che il fallimento della ragione è qui e va sfruttato. Guardate quante persone sono pronte a morire per loro, a combattere per fermare nemici inesistenti. Sarà una carneficina, sarà l’amore per la distruzione. Sta tornando un’epoca di straordinaria decimazione.

Sì, hanno sbagliato tutto quei genitori che si sono sacrificati per dare un futuro migliore ai propri figli. Si sono lasciati ingannare. Bisognava lasciare che tutti potessero pascolare come pecore, per poi trasformarsi in lupi gentili come questi uomini di potere.

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