Gonne lunghe in cerca di guai

In questo racconto di Elisabetta Spanu c’è tutta la simpatia per le gonne lunghe. L’immagine in copertina è creata con l’intelligenza artificiale
Gonne lunghe di tutto il mondo unitevi, ma senza mutande per favore! E così risolviamo il dilemma delle gonne lunghe o corte e dell’equazione con affidabilità/inaffidabilità, serietà /poca serietà. Aggiungiamoci pure cornetti/ non cornetti.
A volte mi chiedo cosa sia cambiato in circa vent’anni, ma in questi giorni mi chiedo cosa sia cambiato in circa cinquanta. Certo, ognuno è libero di rendersi ridicolo come crede e a me fa un po’ sorridere perché, grazie alle gonne, mi sono liberata da certi giudizi da abbastanza tempo, ormai. E proprio a questo proposito mi sono ricordata di un mantra che ho fatto mio tanti anni fa.
È un piccolo racconto che ha vinto il concorso al Centro di Documentazione delle Donne di Cagliari e che ho riportato anche nel mio romanzo «La terza notte con il gatto».
Potrebbe essere importante ripassarlo o anche – perché no? – impararlo a memoria. Sappiamo bene che la memoria è labile, molto labile e che ciò che non conviene si dimentica ancor più facilmente per restare ancorati ai propri pregiudizi. Ma io non dimentico il lavoro che c’è dietro la lunghezza delle gonne.
Eh no, che non dimentico! Eccolo qua, il racconto si intitola: «Memoria colorata».
Lena uscì di corsa dall’Università e si precipitò in aeroporto, aveva una minigonna rossa rossa e un calendario in mano. Era figlia di un faticoso calcolo, preciso e deliberato.
Flavia, sua mamma, l’aspettava alla stazione di Cagliari, con una gonna verde verde lunga sino al ginocchio e un calendario in mano. Era figlia di Ogino: un calcolo sbagliato e poco deliberato.
Chilivani si scende… nonna Delia le aspettava al capolinea degli autobus, con una gonna azzurra azzurra lunga sino al polpaccio e un calendario in mano. Era figlia di una fuitina, breve e passionale.
Scesero all’ultima fermata, la bisnonna Blanca era già là, con una gonna nera nera lunga sino alla caviglia e un fiore in mano. Non sapeva di chi fosse figlia… della guerra forse?
Camminarono lentamente sino al cimitero e deposero il fiore sulla tomba del bisnonno. Tutte e quattro insieme coloravano la memoria.
