Luciana De Palma sul suo “I linguaggi femminili del viaggio”

Articolo e intervista di Martino Ciano. In copertina una foto della scrittrice Luciana De Palma
Dopo Virginia Woolf, Luciana De Palma ha scelto di dedicare un altro saggio all’universo delle scrittrici. «I linguaggi femminili del viaggio», pubblicato per Qed Edizioni, è un libro che abbraccia una tipologia stravagante, spesso anche troppo mitizzata, nell’ambito del panorama letterario. Studiare un fenomeno, però, vuol dire anche ridargli una veridicità storica. Per questo motivo ho posto alcune domande all’autrice pugliese.
Donne in viaggio pronte ad affrontare ogni tipo di pericolo e di pregiudizio pur di trovare l’ispirazione. E tu invece che via hai scelto per giungere a questo saggio?
R: La mia passione per la scrittura ha la stessa intensità di quella per i viaggi, perciò in questo libro ho unito due interessi che sento profondamente miei. La ricerca di storie di donne che hanno viaggiato da sole è stata più che fruttuosa, nei secoli ce ne sono state davvero tante che hanno rotto gli schemi, facendo quello che solo agli uomini era concesso. Le testimonianze scritte che hanno lasciato sono prove vive di quanta cura, quanta determinazione e quanta curiosità intellettuale ognuna di loro ha infuso negli incontri, nelle riflessioni, nello studio e nelle avventure. Ciascuna a suo modo ha mantenuto uno sguardo acuto e una mente aperta.
Tra le storie che racconti in quale ti rivedi di più?
R: Ho amato tutte le vicende biografiche e letterarie delle donne di cui ho scritto. Se proprio devo sceglierne una, allora è Isabelle Eberhardt. Il suo spirito inquieto l’ha portata in Algeria, dove è morta nel 1904, vivendo di stenti, ma con profondo senso del tempo, della bellezza, della poesia e della ferocia esistenziale. Per meglio conoscere le realtà sociali algerine indossava abiti maschili, in modo da aggirarsi indisturbata e respirare l’essenza del luogo, delle persone, della storia. L’immagine viva che ho di lei è quella di una figura che al tramonto lascia il villaggio galoppando rapida verso le dune di un deserto a cui confidava i suoi tormenti e le sue pene.
Nei suoi diari sono raccolte pagine indimenticabili.

Precisiamo una cosa: tu parli di linguaggi femminili del viaggio. In cosa si differenziano da quelli maschili?
R: Ho trovato un’incredibile capacità di queste donne di intraprendere strade linguistiche differenti: leggendo ciò che hanno scritto, è più che palese quanto ognuna abbia cercato prospettive di viaggio, di osservazione, di analisi, di esplorazione diverse, senza mai ricalcare stereotipi, luoghi comuni né cercare facile approvazione. I loro linguaggi sono precisi, colti, diretti, ricchi di immagini e di sensazioni, con un ritmo lento e cadenzato come si fa con i racconti orali, improntati alla ricerca della verità e alla suggestione del momento. I termini usati rivelano interesse per tutto ciò che ha a che fare con la conoscenza, mentre in nessuna ho trovato parole o frasi che tradissero una presunta superiorità occidentale. Inoltre molto spazio è stato riservato al mistero, all’incanto e alla meraviglia.
Come dice anche il tuo prefatore, il professore Mauro Francesco Minervino, la donna viaggiatrice era considerata una «outsider». Questo vale sia per quelle di ieri che per quelle di oggi, nonostante le spinte emancipatrici?
R: Credo di sì, purtroppo. Le donne oggi hanno certamente la libertà economica e sociale per poter viaggiare da sole, ma è ancora serpeggiante lo stereotipo che accosta una donna in viaggio da sola per il mondo con una poco di buono. La libertà di fare qualcosa non è diventata libertà dai vecchi schemi culturali. Le domande che una donna decisa a viaggiare sola deve sorbirsi sono sempre le stesse: Dove vai da sola? Non puoi trovare chi ti accompagna? Perché non ci ripensi? Come te la caverai senza qualcuno al tuo fianco?
Concludiamo in maniera provocatoria: il tuo saggio è un segno di pace o di sfida nei confronti di chi, ogni giorno, emargina la donna dal contesto culturale e letterario?
R: In questi tempi di guerre in tutto il mondo non sarò certo io a fomentarne un’altra. Questo lavoro è un segno di pace che contiene una sfida: le donne si riapproprieranno delle sfide lanciate dai loro desideri di conoscenza e di avventura e agli uomini non resterà che accettarlo pacificamente.
Ringraziamo per la collaborazione Luciana De Palma.
