Il loro domani: Davide Rattacaso e l’educazione finanziaria

Il loro domani: Davide Rattacaso e l’educazione finanziaria
Articolo e intervista di Martino Ciano. In copertina una foto di Davide Rattacaso, autore del libro “Il loro domani”

Un libro per parlare di futuro partendo dalla famiglia. È questo l’obiettivo di «Il loro domani» di Davide Rattacaso, di Praia a Mare, Educatore Finanziario certificato Aief e fondatore di Monifyer. Un manuale pensato soprattutto per i genitori, per affrontare temi come risparmio, inflazione, investimenti, rischio e interesse, attraverso esempi concreti e un linguaggio accessibile a tutti. Al centro dell’opera non c’è soltanto la gestione del denaro, ma soprattutto l’educazione finanziaria come strumento culturale da trasmettere ai propri figli. Abbiamo posto a Davide Rattacaso qualche domanda.

«Il loro domani» nasce dall’idea che il patrimonio più importante da lasciare ai propri figli sia quello culturale. Quando hai capito che l’educazione finanziaria poteva essere una forma concreta di eredità?

R: L’ho capito sul campo, lavorando ogni giorno con persone adulte, preparate e spesso molto competenti nel proprio ambito, che tuttavia si sentivano disorientate di fronte a decisioni finanziarie anche semplici. Non era una questione di intelligenza o di capacità: nessuno aveva mai fornito loro gli strumenti necessari per comprendere e gestire consapevolmente il denaro. A quel punto mi sono domandato da dove nascesse questa difficoltà. La risposta era quasi sempre la stessa: veniva da lontano, spesso dalla famiglia e da un’educazione in cui il denaro era stato vissuto come un tabù, una fonte di preoccupazione o un argomento riservato agli esperti, anziché come uno strumento da conoscere e utilizzare con responsabilità. È lì che ho compreso il valore dell’educazione finanziaria come eredità culturale. Possiamo lasciare ai nostri figli una casa, dei risparmi o un titolo di studio, ma se non trasmettiamo loro la capacità di amministrare ciò che riceveranno, rischiamo di consegnare un peso anziché un’opportunità. Il denaro può esaurirsi; la capacità di comprenderlo, proteggerlo e impiegarlo con consapevolezza, invece, li accompagnerà per tutta la vita. È un patrimonio che non si consuma, ma cresce nel tempo. In fondo, è questa la forma più autentica di interesse composto.

Come si può iniziare a discutere di denaro con i propri figli senza trasformare questo momento in una semplice lezione di economia?

R: Partendo dalla vita, non dalla teoria. Un bambino non ha bisogno di sapere cos’è l’inflazione; ha bisogno di capire perché quest’anno con la stessa paghetta compra meno figurine dell’anno scorso. Non serve la lavagna, serve la spesa fatta insieme, la scelta tra due giocattoli, il salvadanaio con un obiettivo dentro. Il denaro entra in famiglia meglio dalla porta delle emozioni e delle decisioni quotidiane che da quella dei numeri. E poi c’è un punto che nel libro sottolineo con forza: i figli non imparano da quello che diciamo, imparano da quello che facciamo. Se ci vedono litigare per i soldi o nasconderli, quello imparano. Se ci vedono decidere con lucidità, aspettare, rinunciare a qualcosa oggi per qualcosa di più grande domani, imparano l’educazione finanziaria senza che nessuno la chiami così.

Il loro domani copertina libro
Nel libro affronti concetti come interesse composto, inflazione, rischio e diversificazione cercando di renderli comprensibili anche a chi non ha conoscenze finanziarie. Qual è, secondo te, l’errore più comune che le persone commettono quando si rapportano al proprio denaro?
R: Confondere il non decidere con il non rischiare. La maggior parte delle persone crede di stare al sicuro lasciando i risparmi fermi sul conto, e invece sta perdendo, ogni giorno, in silenzio, per colpa dell’inflazione. È l’errore più diffuso e anche il più subdolo, perché non fa rumore. Dietro c’è quasi sempre la stessa causa: la paura, e la paura nasce dall’ignoranza finanziaria, non dalla mancanza di soldi. Non si tratta di diventare tutti investitori spericolati, tutt’altro. Si tratta di capire che ogni scelta, anche quella di non fare nulla, è una scelta che ha un costo. Chi conosce le regole del gioco smette di subirle. Ed è esattamente questo che provo a restituire nel libro: non ricette, ma consapevolezza.

Sei originario di Praia a Mare, uno dei primi paesi di quella Calabria da cui troppi fuggono per cercare lavoro. «Il loro domani» nasce anche da questo rapporto?

R: Sì, profondamente. Provengo da una terra bellissima ma, purtroppo, con tante problematiche strutturali, dove per troppe famiglie il futuro dei figli ha coinciso con una valigia. Ho visto da vicino quanto la mancanza di strumenti, prima ancora che di opportunità, pesi sulle scelte delle persone. Al Sud si è sempre lavorato tanto e con sacrificio, ma spesso senza le chiavi per far fruttare quel sacrificio. «Il loro domani» nasce anche dal desiderio di dire che il riscatto non passa solo dal partire, ma dal sapere. Se diamo ai nostri figli, ovunque nascano, gli strumenti per capire il denaro e costruirci sopra un progetto, gli diamo la libertà di scegliere se restare o andare, invece di essere costretti. Per me questo libro è anche un modo di restituire qualcosa alla mia terra: non nostalgia, ma cultura da mettere in circolo.

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