Wertheimer e ciò che soccombe

Wertheimer e ciò che soccombe

“Wertheimer e ciò che soccombe” è un articolo di Pasquale Ciaccio. In copertina: “Il soccombente” di Thomas Bernhard, edizione Adelphi

“Il Soccombente”, del 1983, è parte di una trilogia di romanzi sull’arte, di cui questo sulla musica, del romanziere, poeta e drammaturgo Thomas Bernhard. Gli altri due sono: “Antichi Maestri” sulla pittura e “A colpi d’ Ascia” sul teatro. Il romanzo narra la vicenda di tre giovani brillanti pianisti che a Salisburgo frequentano un corso sotto la guida del maestro pianista Horowitz.

I tre protagonisti sono l’io narrante, Wertheimer (costruzione fittizia) e il pianista canadese Glenn Gould. Si tratta di una sorta di resoconto a posteriori di uno dei tre, cioè l’io narrante, il quale racconta che durante le esercitazioni appariva chiaro che il canadese suonava il piano meglio di loro due: “Glenn fu per me il più importante virtuoso del 1900”.

L’opera che rivelò Gould in tutto il mondo, negli anni ‘50, fu le variazioni Goldberg che suonò al festival di Salisburgo. Quando Wertheimer le sente suonare durante il corso, va letteralmente fuori di testa, cioè comincia la sua rovina umana e artistica. I due credono d’ essere promettenti e brillanti pianisti, ma sulla loro strada trovano il genio, Gould, il primo di tutti.

Il senso di tutto ciò è che Wertheimer non riesce ad accettare che vi sia qualcuno di superiore mentre chi narra prende coscienza che mai potrà eguagliare Glenn e difatti si dedicherà alla scrittura abbandonando il pianoforte. Wertheimer, al contrario, precipita in una spirale di autodistruzione cercando di dedicarsi, in modo confuso, alle scienze dello Spirito, trascinando in questa sua caduta anche sua sorella.

I temi cardine di questo romanzo sono quindi il confronto e la sconfitta, aspirazioni, delusioni e anche tragedia. Nel romanzo Glenn chiama Wertheimer “il soccombente” e tutto si gioca sul rapporto Wertheimer- Glenn Gould. Il primo è in funzione del secondo, vorrebbe essere ma non “è”; l’altro “è”, il genio con il suo radicalismo pianistico, che lo portava a identificarsi col pianoforte al limite estremo delle possibilità umane.

Gould è la bellezza, la grazia; l’altro la debolezza. Come detto, chi racconta è lo stesso Bernhard che in realtà aveva studiato violino e canto e il fatto che nel romanzo rinunci al pianoforte per poi dedicarsi alla scrittura, significa riconoscere i propri limiti, cioè accontentarsi per non diventare infelici e quindi salvarsi.

Wertheimer è andato incontro alla sua rovina proprio perché credeva di essere un grande pianista, ma ascoltando le variazioni ha capito che non avrebbe eguagliato il canadese. L’ autore scrive: “Quanto a Glenn è stato chiaro fin dal principio che lui è un genio. Il nostro genio americano-canadese. Ognuno di noi fallisce per motivi diversissimi e tra loro contrastanti, diceva Wertheimer, pensai. Noi in questa città siamo venuti a crepare perché abbiamo conosciuto Glenn Gould. Il nostro amico ha significato la nostra morte”.

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