Joël Dicker e l’enigma della camera 622

Joël Dicker e l’enigma della camera 622

Recensione di Letizia Falzone. In copertina: “L’enigma della camera 622” di Joël Dicker, 2021, La nave di Teseo

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte dell’elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.

L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.

Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Joël Dicker è lo “Scrittore” e la sua curiosità farà riaffiorare a poco a poco verità nascoste o mai interamente chiarite.

Il volume è ponderoso, più di 600 pagine. La narrazione mette in gioco un’intricata ragnatela di persone e di fatti, un puzzle complicato ed apparentemente inestricabile di eventi, risalenti anche a molti anni prima: numerosi sono infatti i flash back, che mettono a dura prova la memoria del lettore. Nella lettura, infatti, bisogna prestare molta attenzione e, come detto, possedere una buona memoria per collegare il succedersi dei fatti al presente ed al passato.

Minuzioso deve essere stato il lavoro di preparazione di Joël Dicker nell’elaborare la trama e riuscire ad incastrare personaggi ed azioni in vari stadi temporali, onde evitare errori o ripetizioni. Sin dalle prime battute si evince dunque che il lavoro proposto da Joël Dicker ha tutti quegli elementi propri del genere per riuscire (dal delitto efferato alla ricerca di un colpevole e del suo movente), elementi dai quali allo stesso tempo si distanzia per intessere una trama che gioca con il lettore, che ne solletica la curiosità, che lo invita a interrogarsi e a cercare di ricomporre quei tasselli. Nel concreto è questa la sua grande maestria; intessere un romanzo lineare ma al contempo corposo e basato su una trama solida ma non troppo impegnativa e per questo appetibile al pubblico più eterogeneo di lettori.

Molti i personaggi chiamati in causa, su cui il lettore punterà lo sguardo e il dito ritenendolo coinvolto nella vicenda. Ben analizzati gli stati d’animo dei protagonisti, che per quanto ricchi, potenti e all’apparenza felici, vivono conflitti interiori insormontabili e mostrano le loro debolezze senza volerle però condividere.

Il pregio indiscusso di questo libro è la capacità di sorprendere con fatti sempre nuovi e inaspettati che si aggiungono a eventi del passato altrettanto importanti. Ciò che è accaduto prima che la storia principale avesse inizio è fondamentale per capire la ragione di molti passaggi. Perché hanno tutti la necessità di possedere sempre di più? Perché non si accontentano dell’agiatezza, della ricchezza e del potere che hanno? Per quale motivo sentono la mancanza di qualcosa che non li appartiene e mai li apparterrà? Perché sono insoddisfatti della loro vita che sembra così perfetta?

L’enigma della camera 622 trascina con sé tanti interrogativi, molti dei quali trovano risposta lungo il procedere del romanzo.

Il ritmo del racconto è incalzante e, a differenza di tutti gli altri gialli, per la prima volta, prima di scoprire il colpevole, bisogna scoprire l’identità della vittima. Il lettore è portato a farsi un’idea su chi sia il cadavere della camera 622, ma il suo nome non viene rivelato se non oltre la metà del libro. Stratagemma che ho trovato geniale perché mi sono ritrovata doppiamente coinvolta nella narrazione e nelle indagini.

Tante le teorie sul colpevole, ma tante anche le teorie sulla vittima: una girandola di possibili scenari che ogni volta si scartano, modificano o creano in base ai nuovi indizi raccolti. In un complesso gioco di segreti, verità taciute, inganni, gelosie e ambizione, ogni personaggio ha il suo ruolo, ma alla fine si assiste alla caduta di tutte le maschere e non resta che la verità. Verità sul delitto, verità sulla natura umana. L’enigma della camera 622 mette in scena uno spettacolo complesso, che nasconde e trasforma la realtà e il lettore dovrà riconoscere e uscire dalla finzione.

Il romanzo esplora diversi temi, dal potere e l’avidità nel mondo finanziario alla fragilità delle relazioni umane. Joël Dicker pone l’accento su come la ricerca della verità possa diventare un’ossessione, portando i protagonisti a mettere in discussione non solo ciò che sanno, ma anche chi sono. Il libro riflette inoltre sull’inevitabilità del passato, che torna sempre a galla, e su come le azioni di un momento possano avere conseguenze durature.

“Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere” si legge verso la fine del libro. E questo vale non solo per i protagonisti, ma anche per noi lettori che ancora una volta ci perdiamo nel caleidoscopio di illusioni che lo “Scrittore” crea.

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