La metamorfosi della ragione: Bastasi nell’Altrove

La metamorfosi della ragione: Bastasi nell’Altrove

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “La metamorfosi della ragione” di Alessandro Bastasi, Qed Edizioni, 2026

Forse anche vivere in un mondo regolato troppo dalla “ragione” è una forma estrema di irrazionalità. È un po’ quello che ci hanno fatto intendere Adorno e Horkheimer attraverso il loro saggio “Dialettica dell’illuminismo“. Logicamente, il discorso dei due filosofi si rivolge ad altri argomenti, ma può essere un tramite anche per l’ultimo romanzo di Alessandro Bastasi.

Al centro di “La metamorfosi della ragione” c’è infatti un professore di fisica in pensione, convinto sostenitore dell’evidenza scientifica e del principio di non contraddizione. Solo ciò che può essere dimostrato è vero ed esiste. Questo è il suo motto, ma di fronte alla solitudine, all’inquietudine della vecchiaia e all’incedere della nostalgia, l’anima segue altri moti e altre leggi.

Anzi, possiamo affermare che di questo mondo che ci sforziamo a governare conosciamo poco. La materia inganna i sensi e le cose invisibili superano di gran lunga quelle che possiamo vedere, solo che a tutto ciò non badiamo. Anzi, abbiamo smesso di credere che ci sia un imperscrutabile “altrove” e che l’uomo ha i suoi limiti. Ecco, Bastasi amalgama queste cose in un romanzo “irregolare“, forte di una propria logica.

La metamorfosi della ragione” non è un puzzle, ma un percorso che distrugge la razionalità con cui addomestichiamo la quotidianità. Il protagonista vive una dimensione parallela in cui i sogni si uniscono ai ricordi e i desideri a ciò che è andato perduto.

Cosa voglio dire: che Bastasi gioca con le categorie, unisce onirico e realtà, tensione emotiva con indifferenza della mondanità. Come Kafka crea un mondo guidato da una logica così ferrea da apparire “irragionevole”. Ciò ci porterà a pensare che questo sia il delirio di un pazzo, di un malato di Alzheimer, invece è la storia di un uomo che esce dalla caverna e smette di scambiare le ombre per esseri reali.

Per quanto la materia narrativa sia ben intrecciata, tant’è che pagina dopo pagina sentiremo il bisogno di continuare, questo romanzo richiede pazienza. Dimenticate la trama, una struttura lineare, un finale strappalacrime. “La metamorfosi della ragione” si costruisce capitolo dopo capitolo in maniera imprevedibile. Qui, la letteratura è davvero manifestazione del metafisico, di ciò che sta oltre i “fatti”.

Il rischio di rendere tutto un déjà-vu c’era e come, ma Bastasi ha saputo giocare con qualcosa di personale: quella perplessità davanti alle cose che spinge molte volte a scrivere. È questo motore sconosciuto che si annida nel nostro animo, che rende alcune persone ricche di estro artistico. Il gesto creativo è tipico in coloro a cui il mondo non basta.

La metamorfosi della ragione” è infatti una critica inconscia che il protagonista pone a sé stesso. Da qui scaturisce “una dimensione nuova”, inconciliabile con la realtà, ma pur sempre reale, perché capace di stuzzicare i sensi. Pensiamo ai sogni: essi non sono capaci di solleticare udito, sapore, tatto, vista e olfatto? Eppure, noi restiamo lì, immobili in un letto. Nulla si muove sul serio, ma ogni cosa appare in movimento.

Bastasi fa questo e ci pone davanti a un enigma irrisolvibile. Infatti, sebbene nel romanzo la ragione compia un passo in avanti, accettando di attraversare e comprendere l’irrazionale, dall’altra non può che arrendersi a priori, accettando il proprio limite, la sua interminabile condanna all’ignoranza.

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