Mutismo d’amore

“Mutismo d’amore” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore ritoccata con l’intelligenza artificiale
Tu la chiamavi morte, io invece servitù volontaria nei confronti del dolore. Non capivo perché non riuscivi a testimoniare la tua presenza nel mondo, perché ti piacesse parlare solo quando intorno a te non c’era nessuno. Cos’è una voce che non può essere ascoltata da nessuno? Tu credi davvero che esista un popoloso mondo invisibile?
Eri muta anche davanti a me. Muta nei sentimenti, nell’esprimere le tue volontà. Parlavi delle cose in maniera impersonale, ponendo davanti quel “si” che indica distanza insormontabile o dichiarazione irrevocabile di non adesione. Eppure, il mondo assilla con le sue richieste di adesione e di accettazione. Esistono davvero luoghi in cui la vita coincide con l’indifferenza?
È il tuo mutismo una protesta contro me e tutti gli altri? In cosa ti abbiamo stufato? Tu che hai scelto il silenzio-assenso e altre forme di astensione, cosa vuoi dirci? Ti prego, non lasciare che sia io a rispondere attraverso un soliloquio che non rende giustizia alle nostre riflessioni. Cosa vuol dire non sentirsi nel mondo?
Tutto cominciò da un non “t’amo più” e per provarmi quanto fosse vero, lo dicesti mentre eri nuda davanti a me. T’abbracciai e sentii il tuo corpo freddo. Con le mani mi avevi allontanato, con le mani avevi cercato di tapparmi gli occhi. Stavi provando vergogna. Mi voltai verso la serranda marrone della finestra e lasciai che ti vestissi, che andassi via non per sempre, ma solo per quel momento.
Lo chiamai “mutismo d’amore“, qualcosa che suonò nella mia mente come un’illusione che addolcisse il dolore. Nessuno è tornato invece, né ieri né oggi. Ora guardi da un balcone il passaggio delle persone, ti intriga il loro passo spaesato. Tu invece sei vigile, muta, indifferente; legata al tuo inesplicabile tormento. Eppure ti chiedo: non dire, anche quando qualcuno vuole accoglierti, non è peccato verso la Provvidenza?
O no, non attribuirmi sentenze religiose. Io non credo a quegli spiriti che l’uomo ha posto sopra di sé solo per convalidare la sua inferiorità e la sua irrequietezza. Io confido in quel Grande Architetto che ha dato a ciascuno di noi la possibilità di essere portatori di grazia, persino nella distruzione. Perciò io accetto che in un giorno si generi e che in un altro si distrugga. Ma dovrebbe prevalere l’amore. E se questo semplicemente non fosse stato per te amore?
Era una lettera: mutismo d’amore. L’hai mai letta? La lasciai nella cassetta della posta di casa tua, anche se quelli erano gli anni della rivoluzione tecnologica. Avrei potuto inviarti un lungo messaggio su WhatsApp, ma ho preferito la penna e la carta, la parola che trema, la cancellatura con cui si può chiedere scusa.
Seppur lontano e ormai disinteressato, ti vedo ancora servire volontariamente il dolore. Eppure, la vita ci chiamava.
