Scrivere di notte: Dalissimo in stato di “veglia”

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Scrivere di notte” di Marco Dalissimo, Robin Edizioni, 2026
La notte non porta consiglio. Molte volte è un dolce abisso nel quale scendere, mentre in altre occasioni diventa quel momento sospeso che “dice” e “non dice“, che ispira solo accettando una tribolante meditazione.
Ecco, Marco Dalissimo ci trasmette questo attraverso la sua poesia, che si manifesta in prosa che scava nel profondo. Non ci sono scelte stilistiche, ma solo parole viscerali, insonni e che quindi vegliano. “Scrivere di notte” è una raccolta in cui prende vita una poetica onirica, che però viene diretta con lucidità.
La dimensione del sogno si lega a quella del desiderio e, comparendo nelle sue tante sfaccettature, si fa “realtà raggiungibile”. Ed è grazie a questo processo che le “notti” del poeta romano si riempiono di viaggi in un “altrove prossimo”, realizzabile tramite il sentimento.
E andiamo a un altro punto fondamentale di “Scrivere di notte“. Dalissimo fa della poesia il mondo della confessione, rendendolo un luogo in cui non si discute su ciò che è “vero” o “falso“, su ciò che è “giusto” o “sbagliato“, ma su quello che è afferente alla totalità della vita. Una scelta controcorrente se vogliamo, perché è il vitalismo di un’anima che parla. È quella attrazione forte verso la tempesta che rende queste prose un inno al coraggio.
Amare è coraggioso. Cercare “l’altro” in un mondo che serve tutto su un piatto d’argento, vuol dire non accontentarsi della prima impressione. “Scrivere di notte” testimonia, quindi, un’attitudine, una scelta ponderata che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.
Non c’è tra queste righe una materia astratta, ma pulsante, che sa incarnare forme diverse, che è frutto di un’ispirazione genuina, priva di ogni ostacolo tra noi e l’autore. In sostanza, Dalissimo condivide il suo mondo, rendendolo fruibile ai nostri sensi.
Chissà in quante cose saprà riconoscersi ciascuno di voi.
