Piacere estremo: rimedi scherzosi per dolori reali

“Piacere estremo” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Il piacere per le cose estreme solo accarezzate, sognate, che ci fa disegnare il mondo come luogo di piacere estremo. Perciò è questo il tempo giusto per assistere impassibili a genocidi, guerre, martiri, scontri armati e dolorifiche filippiche. È uno spot pubblicitario questo mondo che si presenta iracondo e irragionevole. Epoca di tribù e di scimpanzé: è un girotondo di uomini a petto nudo e di donne succinte, di mutande ben attillate che non lasciano spazio a dubbi. Sotto il nulla: una asessuata sete di vendetta che rende tutti bramosi. Odio: miraggio di una teoria transgender sempre cangiante e camaleontica.
Piacere estremo per le piccole rivoluzioni del pensiero. Digitare il punto di vista è una confessione metafisica. La giusta unione che rende l’utente parte del sistema strafatto di “like” e di connessioni infinitamente rapide. Oggi un Mister X, domani un eroe. Mentre un presidente ordisce la fine del mondo, consultando esperti e scienziati su quanti morti provocherà il lancio di alcune testate nucleari, noi ci accapigliamo per dire la nostra opinione. Contrapponiamo pensieri e parole mentre siamo dominati, controllati, pilotati, mascherati, gettati nella mischia e inascoltati. Ognuno può dire un’opinione perché nessuno sarà davvero ascoltato o creduto. Non c’è censura, perché essa è già nel messaggio lanciato.
Solo il potere avalla un’opinione e la rende valida. Solo la diffusione capillare attraverso mezzi apparentemente innocui, come i social, fa sì che il piacere estremo di un singolo diventi status quo per tutti. Così religione e politica sostituiscono solo per un attimo denaro e violenza. L’ideologia è vincente quando viene monetizzata. C’è la giungla in ogni nazione. Guarda il Messico: l’uccisione di un narcotrafficante scatena una sorta di guerra civile. Osserva gli Stati Uniti: un folle al potere dà voce a un’isteria collettiva che si estende ad altre parti del mondo. Piacere estremo è la droga, piacere estremo è la dittatura; l’uno la spaccia, l’altro la compra; l’uno si arricchisce, l’altro si fa un viaggio tra le sue cellule impazzite. Entrambi servono al potere; entrambi assolvono a un contratto sociale: la ricerca del benessere e del piacere secondo le leggi del più forte e dell’emozione non ordinaria.
Pensi che sia sociologia o astrusa teoria derivante da qualche libro fricchettone? No, è ciò che accade ogni qualvolta ciascuno di noi, nella sua ricerca del piacere estremo, impone la propria visione a un altro. Affascinare chi ci sta davanti per il nostro godimento. L’altro come mezzo di soddisfacimento. C’è chi lo fa nel suo ambiente domestico e chi mira a qualcosa di più, avendo la presunzione di legare un popolo intero al proprio sadismo. Guarda che può fare il dolore. Esso rende buonisti e possibilisti, cosicché il dispiacere di una persona diventi sofferenza collettiva. Noi non sappiamo cosa si nasconda davvero nel cuore di un altro, d’altronde non sappiamo raccontare bene dei nostri movimenti dell’anima, eppure siamo solidali per accettazione o per acclamazione.
Ecco la nostra epoca: tempo di tribù e di scimpanzé – lo voglio ribadire – che vanno verso la distruzione. Tracotanti anche verso noi stessi, deboli davanti a ogni deriva, forti solo in branco e riuniti sotto un unico cervello. Il piacere estremo potrebbe essere il sogno di una estinzione, la scelta di una sola persona al comando per attribuirle qualsiasi colpa. Così sputiamo mentre il vento è contro di noi e ci sbatte al suolo.
Nessuno ha più pietà dell’uno o dell’altro, ma sogna una personale supremazia. Tutti contro tutti: questo è il nostro tempo. Vuoi la soluzione? Conosci te stesso, in silenzio. Prega che ci sia ancora una possibilità di evoluzione. Eppure bada bene: quando tutto appare estremo, nulla potrebbe esserlo per davvero. Perciò tu, io, tanti altri guardiamo ogni evento come se fossimo assuefatti, giacché tutto potrebbe sembrare uno scherzo.
