La fine della Storia, ma prima l’Apocalisse

“La fine della Storia, ma prima l’Apocalisse” è un articolo di Martino Ciano
Sette anni avevo quando il Muro di Berlino iniziò a creparsi. Avevo la febbre, non ero andato a scuola ed ero felice perché non ci sarei andato nemmeno il giorno dopo. Dopo le picconate che hanno buttato giù la parete divisoria dell’Europa, c’è stato chi ha sostenuto che finalmente “era finita la storia”. Cioè, niente più guerre, nessun nuovo blocco. Il mondo unito per perseguire due obiettivi: pace e prosperità.
Aspetta, fermiamoci un attimo. Dicono pure che questa idea stramba della “fine della Storia” sia stata male interpretata, perché il suo inventore, Francis Fukuyama, voleva solo dire che il modello democratico sarebbe diventato l’unico perseguibile, logicamente insieme al Capitalismo. Fatto sta che è ancora più strana questa convinzione che la Democrazia vada a braccetto con il Capitale.
Comunque, l’idea che “la storia fosse finita” dava ragione a Hegel, sostenitore dell’opinione che senza guerre la storia sarebbe un libro di pagine bianche. E io che poi in Storia mi sono laureato, ne ho studiata tanta, anche di quella post-1989. Con mia sorpresa ci sono stati pochi avvenimenti che hanno combaciato con l’itinerario denominato “Pace e Stabilità“. Anzi ho appreso solo di nuove persecuzioni, sabotaggi, razie, nazioni rapaci e capi di Stato assassini. E ancora continuano…
Insomma, sembra quasi che la natura dell’uomo sia la guerra e non la pace, perché i momenti felici nessuno se li ricorda. Sono per l’appunto “pagine bianche“. Economicamente parlando, il Neoliberismo, ci avrebbe donato la spensieratezza del benessere.
Spensierati perché senza ricordi. Spensierati perché senza problemi. Avremmo potuto investire tutto sul benessere psico-fisico personale e poi, magari, stanchi di un’esistenza fin troppo felice fino alla noia, avremmo potuto decidere della nostra sorte. Sì, una bella cabina per suicidi, simile a quelle telefoniche. Ti chiudi dentro e finisci la tua storia quando non puoi più goderne al cento per cento. Ma è possibile che presto anche malattie, vecchiaia e morte siano eliminate.
E mentre immagino questo mondo distopico, immerso nelle propagande di libero mercato, che sollecitano sconfinate iniziative, alimentando un appetito da pescecani, faccio i conti con il mio stipendio e mi sento dire, da un senatore che non ha mai lavorato, che i salari in Italia non crescono perché non c’è sufficiente produttività. E siccome tutto è legato, se manca un ingrediente viene male l’intera pietanza.
Capito? Addio felicità eterna e prosperità…
Quindi la guerra, oggi, è necessaria per incrementare certi indici produttivi? E la teoria sulla fine della storia, così inopportuna come una barzelletta alle sei del mattino dopo aver passato una notte in bianco, mi appare una grande boiata. E poco mi importa se stesso chi l’ha pronunciata per la prima volta, cioè Fukuyama, abbia chiesto scusa per la sua leggerezza. In tanti ci hanno creduto e si sono impettiti.
Allora, il Neoliberismo, che ha fatto leva sull’eroismo e l’egoismo di tutti, ha riacceso la Storia con i suoi conflitti. La sua promessa più grande è stata solo una bugia per convincerci. È pur vero che tanto la massa si fa dirigere. D’altronde dove vogliamo andare noi “amalgamati” che non riusciamo neanche ad arrivare alla fine del mese? Un’indifferenza liquida ci spinge a guardare solo in Tv conflitti e rivoluzioni. E io che pensavo che la fine della storia sarebbe stato il “Giudizio Universale“, mi sono dovuto ricredere.
Forse la storia finisce solo quando si spegne la luce e ci si addormenta. Purtroppo, al risveglio riparte e ci fa tutti prigionieri di rate e di ignoranza.
