Operazione Shylock: Philip Roth tra “questioni ebraiche”

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Operazione Shylock” di Philip Roth, Adelphi, 2026. Clicca qui se vuoi leggere anche l’intervista a Ottavio Fatica, traduttore del libro
Chi è un ebreo? Esiste davvero una questione ebraica? Mi sono posto queste domande al termine di “Operazione Shylock“. Me le ha suggerite Philip Roth e la sua opera, ma me le sono poste anche come “meridionale” che ha sempre vissuto all’ombra dell’italiota “questione meridionale”. Potrei infatti dire: «Chi è un meridionale?». E questo parallelismo nasce da un’intuizione semplice, quando gli uomini creano una “questione” vuol dire che si è caduti in una semplificazione che non si vuole risolvere. Quanto sta accadendo oggi in Medio Oriente lo dimostra.
“Operazione Shylock” è del 1993. Non è un saggio, è un romanzo che sta nella Storia. Ripubblicato da Adelphi con una prefazione di Carrére, quest’opera è sicuramente quella più politica di Roth, anche quando i suoi intenti sembrano essere altri. Lo scrittore crea un suo doppio che gli ruba l’identità per propagandare, a Gerusalemme e in Europa, “il diasporismo”, ossia una sorta di movimento antisionista che delegittima lo Stato di Israele, reo di cagionare con la sua politica di conquista e distruzione del Medio Oriente più danni che benefici agli ebrei. Insomma, più che sedare l’odio verso il popolo eletto, Israele lo rende ancora più vivo.
Ecco perché il finto Roth crea pure un altro movimento, quello degli Anonimi Antisemiti, che richiama quello degli Anonimi Alcolisti, conosciuto per la sua costante lotta contro l’alcolismo. Il messaggio sembra chiaro: l’antisemitismo è un vizio che è duro a morire e nel quale, se non si resta sempre vigili, si può sempre ricadere. Anzi, nessuno ne è immune. Anche questo ci catapulta nei nostri tempi in cui si dibatte sul confine labile che c’è, in alcune frange, tra antisemitismo e antisionismo.
Roth sicuramente si basò su quanto stava accadendo in quel periodo, facendo notare che non mancavano pure all’epoca le guerre senza quartiere tra israeliani e arabi. Logicamente, “Operazione Shylock” non si limita solo a questo, perché c’è anche la componente “complottistica”, fantasiosa, autocelebrativa, apologetica, puramente narrariva. Ma è giusto così, anzi sarebbe sbagliato se ciò non ci fossero queste parti. Roth infatti mette al centro del romanzo “lo spaesamento” che un ebreo può avvertire davanti a tutto ciò che ancora tiene in vita la cosiddetta “questione”, creando personaggi profondamente ambigui.
Detto in soldoni: da che parte deve stare un ebreo come lui, statunitense, stimato scrittore, attaccato per via dei suoi romanzi come se fosse il peggiore degli antisemiti, ma allo stesso tempo osannato da coloro che vedono in lui un ebreo che si libera delle catene della sua coscienza? Non a caso, una delle frasi che mi è rimasta più impressa è stata proprio quella che ho letto alla fine di un dialogo, ossia: «Faccia affidamento alla sua coscienza di ebreo». Ma come detto all’inizio: chi è un ebreo? E soprattutto, è così necessario schierarsi? Certamente, non vi dirò dove si trova questa frase e in quale contesto viene pronunciata. Nel caso specifico, Roth non prende posizione. Fa lo scrittore. Non è né un politico né un opinionista.
Quando il vero Roth va a Gerusalemme per mettersi sulle tracce del suo omonimo impostore, sta andando in scena il processo a John Demjanjuk, il presunto boia di Treblinka e Sobibor, che secondo l’accusa avrebbe torturato migliaia di ebrei. Anche questo è un altro caso controverso che rende la “questione” difficile da interpretare.
Ora, il ritorno al diasporismo che il finto Roth propaganda è l’escamotage che il vero Roth crea per dare voce a un grande equivoco. In sostanza, si chiede agli ebrei di tornare nelle comunità createsi nei secoli passati in giro per l’Europa, che hanno preservato per davvero la cultura e l’ethos ebraico. Lo stile di Roth aiuta a tuffarsi, come sempre, in un tragicomico dramma personale che diventa universale.
Proprio per la sua duttilità, “Operazione Shylock” è un romanzo che, a leggerlo oggi, è più attuale di quando è stato scritto. Ciò apre una profonda discussione sul sionismo e sull’identità ebraica, ma è ciò che possiamo ricavare noi dalla lettura perché, in fondo, Roth si limita a narrare una storia e ci lascia fra le mani la patata bollente.
Che altro dire, quindi, che non è già stato detto? Semplicemente leggetelo e non buttate all’aria questa opportunità di immergersi in un romanzo, un’opera di fantasia, volutamente ambigua, che però si adatta perfettamente ai nostri giorni.
