25 Aprile: un’ovvia questione democratica

“25 Aprile: un’ovvia questione democratica” è un articolo di Martino Ciano
Ho chiesto a un simpatizzante del Fascismo una cosa ovvia: «Che ne sarebbe stato di te se i tuoi beniamini avessero vinto?». Inutile dire che mi ha risposto con un sorriso, come a dire: «Bo’, non lo so e nemmeno mi importa». Forse la sua fede non era così forte. Magari ha avuto solo bisogno di darsi un tono.
Eppure a me sembra così ovvio il significato del 25 aprile. Succede infatti che da quel giorno tutti possiamo dire la nostra; possiamo elevarci socialmente ed economicamente; abbiamo diritti e doveri, ma soprattutto siamo liberi. E quel po’ di Stato sociale che è rimasto, ossia sanità pubblica, istruzione, sostegni, pensioni, a chi lo dobbiamo? E se avessero vinto i Fascisti cosa avremmo invece?
Ecco, a me sembra così ovvia questa cosa che “per fortuna ha vinto la democrazia”, che persino scriverne mi pare ridicolo. Invece, alcuni ancora cincischiano su cosa sia il 25 aprile, su cosa significhi. Certo che è la festa di tutti; certo che bisogna avere rispetto anche di coloro che sono morti per difendere Salò. Ma è pur vero che se avessero vinto loro, i repubblichini, neanche ce le sogneremmo certe disquisizioni. Sai quanti per aver detto semplicemente “No” avrebbero passato in galera gli anni migliori della loro vita.
Il bello è che a volere il ritorno di un’ideologia Fascista al potere è proprio quello che ha usufruito di più delle conquiste sociali garantite dalla Costituzione e dal nostro Stato laico e democratico. Molti di questi antidemocratici, che si siedono con i Signori e i Padroni, sono nati in quartieri popolari e, sotto il Fascismo, non avrebbero avuto possibilità né di studiare né di aspirare a qualcosa di diverso da quello che facevano i loro padri o le loro madri per campare. E nonostante queste ovvietà, essi ancora disprezzano il 25 aprile.
Insomma, è così palese che qualsiasi negazione mi sembra assurda. A me sembra che la Storia sia davanti a un corto circuito e che ci sia poco da ragionare. Infatti, mi appare così ovvio che il Fascismo oggi sia nient’altro che il Neoliberismo: quello che non sa se vuole essere “sovranista” o “globalista”. Infatti, un nuovo 25 aprile ci sarà quando si comincerà a parlare di “social-democrazia”, che ha reso possibile a tutti di stare meglio, di aspirare a una felicità che non fosse solo materiale.
Ecco, il Fascismo non è mai morto, è solo diventato una “merce desiderabile”. Il mercato è un “Duce” che porta la luce, e tutti ne vogliono fare parte. «Lavorare, produrre, comprare senza fine». Se non hai, non sei. Se non puoi, sei morto. E questo essere “cosa tra cose” è Fascismo, perché per quel Mussolini, ancora amato e stimato, tanti sono morti. Troppi sono stati sacrificati per soddisfare le sue manie di grandezza, anzi imperiali. Quei soldati erano “cose” e chi ci passò lo diceva sempre.
Quindi chiedo ai nostalgici: volete essere cose? A me sembra così ovvia l’importanza del 25 aprile che neanche ci ragiono più. Mi è così difficile credere che ancora qualcuno rimpianga il tempo in cui si era diseguali, succubi, sudditi e impossibilitati a scegliere e obbligati a restare con le bocche cucite. Ma poi mi guardo intorno e vedo che al potere ci sono proprio loro, quelli che da quell’idea provengono e che nemmeno se ne pentono.
