La terza notte con il gatto: racconto tra tanti femminismi

La terza notte con il gatto: racconto tra tanti femminismi
  1. Articolo di Martino Ciano. In copertina: “La terza notte con il gatto” di Elisabetta Spanu, Arkadia editore, 2025

Come è chiara e forte questa voce che sa dipingere di ironia qualsiasi cosa. Il romanzo di Elisabetta Spanu mi ha colpito per la sua capacità di non annoiare il lettore con stereotipi triti e ritriti, dando vita invece a un personaggio femminile che si presenta senza veli. Attenzione però, questo non è un modo per fare outing, ma per dare colore e passione a ogni avvenimento. Ciò crea un inno alla vita che sa celebrare anche quelli che vengono definiti frettolosamente errori.

Ecco Flavia, una donna che ha preso tutto del femminismo del secolo scorso, anche quello che è diventato estremo esibizionismo. Ma piuttosto che trovare giustificazioni, lei racconta e lascia che sia solo una testimone. Questo è il cuore di “La terza notte con il gatto“. Il romanzo inizia con una tragedia, l’amante di Flavia muore e da qui nasce un percorso che non è psicanalitico, tantomeno di espiazione. Lei non si pente di nulla. Vuole solo dare forma alla sua esperienza.

Lei ha bisogno di parlare con sé stessa. Ha necessità di raccontarsi tutto quello che è accaduto, anche quegli avvenimenti che non ha avuto il coraggio di ricordare. Persino i vizi diventano oggetti di studio. Questo metodo non serve a tirare le somme, perché la vita non è un’operazione aritmetica, ma serve per abbracciare nuovamente l’esistenza. Flavia infatti è una cinquantenne, ma ciò non vuol dire nulla per lei. Ogni età ha le sue esigenze.

La terza notte con il gatto” mi ha fatto riassaporare quella prosa pungente che fu di Céline e Goliarda Sapienza. Non cito questi autori a casaccio, ma perché leggendo ho trovato quella voglia di non smettere, perché non ho avvertito aria di autocensura. Anzi, non è mai venuta meno quella spinta provocatoria che non lascia indifferenti, che abbraccia e coinvolge.

Con ciò azzardo anche un altro “giudizio”: Spanu è un’irregolare che non alza polveroni, ma si fa ascoltare. Non elemosina accoglienza, anzi non chiede nulla al pubblico. Prendere o lasciare. Libri del genere o si amano o si odiano e, di questi tempi, questa scelta consapevole è un atto politico, perché lancia un messaggio forte a quella Repubblica delle Lettere fin troppo chiusa in ruffiane pratiche di omologazione.

Insomma, questo è un romanzo che non solo va letto, ma che rappresenta una interpretazione forte di una storia che sa propagarsi in diversi campi. C’è intimità, ma anche la dimensione sociale attraversata da tutte le nevrosi che il singolo sente. Flavia infatti tutto fa tranne che aderire al contesto, il suo essere “oltre” non la pone su un livello superiore, ma la rende umana. E oggi trovare personaggi cosi, dati in pasto al pubblico sospesi da ogni giudizio e pregiudizio, è davvero difficile.

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