L’Italia non cambia: preferisce guardare la rivoluzione degli altri

L’Italia non cambia: preferisce guardare la rivoluzione degli altri
«L’Italia non cambia: preferisce guardare la rivoluzione degli altri» è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Ho frequentato le scuole superiori per tre anni a Maratea e per due anni a Lauria. Nel primo istituto le porte dei bagni erano appoggiate al muro, c’era un buco nella parte superiore che faceva da maniglione. Per pisciare, quelli più timidi come me, prendevano con forza quella specie di coperchio e si tappavano nello stanzino, intavolando al buio un discorso con l’orinatoio. Con una mano ci si teneva l’arnese, con l’altra quella sorta di guscio protettivo.

Andare in bagno era davvero una rottura di scatole. Per una questione di comodità, quindi, noi timidi imparammo a essere smaliziati. Fu un’evoluzione. Quando il bagno era affollato di gente che fumava o perdeva tempo, entravamo con disinvoltura, ci avvicinavamo alla tazza, lo cacciavamo e godevamo di quella fuoriuscita. Ci alzavamo la cerniera della patta con soddisfazione e guardavamo sorridendo quelli che, dopotutto, si facevano i fatti loro. Vittoria!

Nell’istituto di Lauria trovammo bagni migliori, ma la struttura era umida, puzzava di muffa e i riscaldamenti venivano accessi con il lumicino. A distanza di quasi trent’anni ancora gli studenti parlano di scuole fatiscenti. Eppure certi miei coetanei, oggi amministratori, sottolineano che le cose sono migliorate. Non so a chi credere se non alla mia esperienza, a quella formazione che mi ha strappato i peli sulla lingua.

Dicono in tanti che l’Italia non cambia e che il suo popolo rimugina sempre sui soliti problemi. Un pugno di giovani scendono in piazza e si sentono i protagonisti di un Gioco di Ruolo: più sfasciano, più punti guadagnano! Per tanti la vita è un videogioco? Anche noi ne avevamo parecchi. A me piacevano e li preferivo ai libri. Ho visto il primo Gta, la rivoluzione che apportò Tomb Raider, la bellezza alternativa di Resident Evil 2, l’adrenalina stealth di Metal Gear Solid e il terrore che incuteva Silent Hill. Ora, di tutti questi videogiochi hanno prodotto vari remake.

Insomma, non è stato inventato nulla di nuovo. Persino il disagio adolescenziale è simile a quello dei miei 16 anni. Anche noi ci lamentavamo delle scuole e del resto, ma ci costruivamo sopra parodie fantasiose. Avevamo uno spiccato senso dell’umorismo. Forse era cinismo o forse disperazione, però ci faceva sopravvivere spensierati. Spesso il destino ci aiutava e ci donava eventi esilaranti.

Una volta, un mio compagno di classe, per tenere la porta, sbagliò mira e si pisciò addosso. Se ne accorse tardi, a danno fatto, quando un piacevole torpore gli invase la gamba sinistra. Nel bagno c’era un altro che mangiava un mandarino dopo aver fumato mezza canna. Non s’accorse di nulla, rideva per i fatti suoi guardando il cielo. Il compagno mio rientrò in classe quatto quatto. Pensava di averla fatta franca, invece, dopo un’oretta, nell’aula con le finestre chiuse e in cui erano ammassate 19 persone, un odore rancido si levò velocemente.

Suonata la campanella della ricreazione, il poveretto raccontò tutto. Noi evitammo battute e dimostrammo vicinanza. Avremmo avuto tempo per riderci su. Abbiamo continuato le lezioni con le finestre aperte. Nonostante tutto, per tre anni, fin quando la scuola non chiuse definitivamente, le porte del bagno sono rimaste lì e, alla fine, anche il compagno mio imparò a farla davanti a tutti, come se fosse in campagna, senza bisogno di gusci protettivi.

Per incitarlo, quello più esperto tra noi che aveva superato per primo l’ostacolo della nudità fallica, gli spiegava che doveva immaginare di avere al suo fianco «una femmina che glielo teneva».

Ecco, l’Italia non cambia e la storia resta sempre quella. O sei nato negli anni Ottanta del Novecento o nel nuovo Millennio sei comunque figlio di un retaggio. Nasci incazzato perché tutti ti dicono che «qui, in questa nazione, è sempre stato così. Quindi perché protesti?».

No, non c’è sempre bisogno di grandi teorie o di intellettuali da cortile per spiegare certi fenomeni, basta avere buona memoria e un pizzico di ironia. Bisogna entrare a gamba tesa nella vita quotidiana per comprendere quanto il progresso non è necessariamente una marcia verso la luce. Spesso, il miglior mondo possibile è solo un’illusione basata sull’assemblaggio retorico di una manciata di ricordi.

L’italia non cambia. Non ha interesse a cambiare. La lamentela avviene sempre allo stesso volume, persino i tafferugli sono uguali a quelli di prima. È sempre esistita la cleptomania di coloro che non potevano permettersi qualcosa di meglio. Era l’invidia sociale e si manifestava anche con sfregi lungo le fiancate delle macchine. Ora se ne parla di più, in maniera virale. Ed è questo quello che affascina: «essere protagonisti in un’Italia che non cambia. Sognare la rivoluzione dormendo in piedi».

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