I Punkinari. Alessandro Pagani ci parla del suo libro

I Punkinari. Alessandro Pagani ci parla del suo libro

Articolo e intervista di Clelia Moscariello. In copertina: Alessandro Pagani autore di “I Punkinari”

Alessandro Pagani è uno scrittore di Firenze, la sua ultima opera editoriale si intitola “I Punkinari” ed è la storia a fumetti di due calciatori “punk” che si trovano perennemente in panchina. Entrambi grazie alla loro ironia riescono a combattere il tempo (incluso quello meteorologico) e la propria frustrazione di essere “riserve” a vita. Grazie ai disegni di Massimiliano Zatini e alla prefazione di Stefano Manca di Pino e gli Anticorpi, la pubblicazione è edita da Nepturanus, editore che con questa uscita inaugura la collana “Chicche di riso”.

1) Ciao Alessandro, presentati pure ai nostri lettori.

«È sempre complicato parlare di sé, il riflesso di quello che siamo lo vedono più gli altri piuttosto che noi stessi; dovessi comunque sintetizzare in breve il mio modo di vivere, penso di essere una persona estroversa e creativa, un caleidoscopio multiforme sempre in cerca di emozioni continuamente diviso tra linguaggi inediti e nuove forme di comunicazione, che cerco di approfondire attraverso la scrittura e la musica. Queste due forme di arte, che mi appartengono, che indago e tento di divulgare incessantemente, mi fanno sentire un essere fortunato, visto che le mie passioni, nate e sviluppate durante l’adolescenza, mi hanno portato a fare oggi quello che più mi piace, in autonomia e libero da pregiudizi inutili. Sebbene abbia passato la soglia dei sessant’anni, musica e scrittura tuttora mantengono sempre alto il mio livello di concentrazione, entusiasmo e voglia d’inventare tutti i giorni soluzioni nuove e approcci inediti. Troppo autoincensamento? Vabbè, ho anche dei difetti…»

2) Come nasce la tua passione per la scrittura?

«Attraverso la poesia. Ricordo che durante l’anno del militare (1983) per passare il tempo iniziai a scrivere su un libriccino (che ancora conservo) pensieri, aforismi, versi liberi e appunto poesie; da lì iniziai a sperimentare con la lingua italiana, cercando di incrociare terminologie comuni e paradossi linguistici in nuove forme di comunicazione, dettate dalla percezione del mio momento che vivevo, del mondo e del tempo che mi circondava. Fu durante quel frangente che capii che si potevano trasformare le emozioni in aspetti diversi per raggiungere il mondo e gli altri, veicolare le sensazioni che si provano attraverso la potenza della scrittura è una delle forme più alte di vigore artistico. Posso tranquillamente affermare che a partire dai diciannove anni non ho mai smesso di scrivere, all’inizio più per me stesso che per gli altri, fino ad arrivare al libretto autoprodotto “Le domande improponibili” a cui è seguito la prima pubblicazione ufficiale del 2013 “Perché non cento”, uscita per Alter Ego Editore. Forse il primo frutto tangibile dei miei pensieri è arrivato in un po’ in ritardo, ma mi piace pensare che abbia maturato a dovere».

3) Di cosa tratta il tuo ultimo lavoro e chi sono i “I Punkinari”?

«“I Punkinari” sono due personaggi sui generis, due amici accomunati dalla stessa passione per il calcio e per l’umorismo che attraverso l’ironia sconfiggono il malessere della panchina, destinati a non entrare in campo neanche un minuto per scelta tecnica. Nonostante la filosofia punk parli di ‘no future’ e rifiuto verso il mondo circostante, i due punkinari ‘atipici’ in quel momento della loro vita si mettono in gioco, sfatando e sdrammatizzando i cliché più comuni della nostra quotidianità. In questo senso il libro, oltre che rilasciare un senso diverso dell’attesa, dimostra come si può sconfiggere il tempo che talvolta ci vede soccombere con uno dei mezzi più forti che abbiamo a disposizione, l’ironia. Difatti i due punkinari, non giocando mai se non con le parole, capovolgono il loro ruolo da comprimari a protagonisti, dimostrando che tutto si può rovesciare, anche nelle situazioni all’apparenza più sfavorevoli. I due amici seduti sulla panca, che potremmo essere tutti noi sempre in attesa di qualcosa che invece non arriva mai, riescono in questo senso a ribaltare lo scenario da secondario a primario attraverso le loro battute e grazie al loro coraggioso modo di rimanere vivi, consapevoli che alla fine l’occasione persa può trasformarsi non in una sconfitta, ma in qualcosa di diverso permeato da sensazioni positive».

I punkinari, copertina

4) Che ruolo assegni all’ironia?

«Sapere prendersi gioco di sé stessi per me è una dote fondamentale per sopravvivere, per questo mi affido all’ironia in ogni momento della giornata. Aristotele disse “se c’è soluzione perché preoccuparsi, se non c’è soluzione perché preoccuparsi”: penso che questo aforisma dovrebbe accompagnarci sempre, vedremmo le cose da un altro di punto di vista, tutto risulterebbe meno pesante e più attenuato, non tanto per far finta che non accada, quanto perché tutto succeda e si evolva con meno monotonia e più divertimento. Per questo la mia scrittura confida spesso nell’ironia, per cogliere e dimostrare che anche nella tragicomicità degli eventi si può e si deve scoprire la parte più sagace, giocosa e costruttiva dell’animo umano».

5) A chi consigli di leggere la tua ultima opera?

«Non c’è un target prestabilito, “I Punkinari” è una lettura per tutti coloro che cercano un momento di svago in un momento difficile della giornata (e sicuramente saranno tanti, visto come vanno le cose nel mondo). Comunque, se queste pagine capitassero in mano a un calciatore che è riserva a vita, lì dentro può fare il pieno di sorrisi».

6) Tra i tuoi prossimi progetti rientrano anche altri libri?

«Si, sempre con Nepturanus Editore che ha fatto uscire “I Punkinari”. Posso solo anticipare che la prossima pubblicazione, sempre per la collana “Chicche di riso”, vedrà all’opera degli anziani ed un cantiere».

7) Rivelaci un tuo sogno.

«Sinceramente non ho sogni particolari, anche perché quello che cercavo piano piano si sta avverando; ma se dovessi confessare un paio di desideri, avrei voluto vivere in una città di mare, anche se Firenze ha sempre il suo fascino e, cosa più importante, mi piacerebbe che una risata salvasse realmente il mondo, non solo con le parole ma anche coi fatti».

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