Fatos Kongoli. Piccoli Bugiardi. Rubbettino editore

Fatos Kongoli. Piccoli Bugiardi. Rubbettino editore

Recensione di Martino Ciano

In questo romanzo c’è l’Albania intrappolata ancora in quell’epoca di passaggio tra le macerie della dittatura e la lenta democratizzazione. Pro e contro della modernizzazione e del processo di emancipazione vengono vissuti dal protagonista, Alpin, che dal suo villaggio rurale si trasferisce nella capitale Tirana.

Un’epoca di passaggio è prima di tutto un momento di crisi dei valori e dei costumi. Non vince chi si adegua o si abbandona agli eventi, ma chi impara a convivere con le proprie nevrosi. Ed è questo il tema del romanzo dello scrittore albanese Fatos Kongoli. Alpin farà i conti con il primo dei valori che viene messo in crisi in ogni fase di passaggio, quello relazionale-affettivo, in poche parole, l’amore.

Viola, Rovena ed Emma sono le tre ragazze in cui si imbatterà Alpin. Queste figure incarnano tre stati dell’amore e della femminilità. La nevrosi del protagonista sta nel mezzo del rapporto tra realtà e idealizzazione, tra modernizzazione e caduta dello stereotipo. Riuscirà questo giovane proveniente dal mondo contadino a diventare cittadino?

Quello che Kongoli mette in scena tra le pagine di questo romanzo non è una storia d’amore, ma il problema del passaggio, del ribaltamento di tutti i valori. Inutile chiedersi cosa sia stato giusto o sbagliato, se sia urgente salvare qualcosa o lasciare che ogni cosa si distrugga; Alpin non si pone queste domande, ma sperimenta la crisi, la applica su sé stesso. Ne viene fuori un libro che ci riporta ai classici del neorealismo italiano, con l’uso però di una scrittura che pone l’accento sulla sintesi, in cui ogni parola scaturisce dalla chiusura del confronto tra le contraddizioni del caso.

Il lettore avrà la possibilità di scoprire le trasformazioni della società albanese. Evoluzioni che sono avvenute anche in Italia. Alpin è un giovane della rivolta, diviso tra i e i no imposti dalla propria coscienza. Il suo occhio guarda tanto al padre, ossia, il totem, quanto alla dissacrazione di ogni simbolo.

Ma la crisi dei valori apre anche a un altro confronto, quello tra identità e spersonalizzazione. Le figure femminili presenti nel romanzo sono donne che si dissolvono, che vivono fugacemente, che guardano all’Europa. Tra queste pagine c’è anche il tema dell’emigrazione, via di fuga per tanti albanesi, tema caro anche a noi italiani, tanto da rendere questo romanzo perfettamente inserito in quel quadro europeo in cui la contemporaneità è trattata negativamente, perché impone all’individuo il sacrificio della propria identità.

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