Arcana. Le colonne del tempio

Arcana. Le colonne del tempio

Articolo di Albino Console

La colonna, elemento essenziale dell’architettura, costituisce il supporto dell’edificio e ne rappresenta la solidità: scuotere le colonne significa minacciare tutto l’edificio, sia esso architettonico, sociale o personale.

Appoggiandosi alle colonne, Sansone distrusse il Tempio e schiacciò i suoi nemici. La colonna rappresenta l’albero della vita: la base indica le radici, il fusto il tronco, il capitello il fogliame.

La gran maggioranza delle colonne egiziane è trasposizione nella pietra dei supporti vegetali che un tempo sostenevano i soffitti degli edifici in legno. Esse prendono a prestito la loro forma da quella della palma e del papiro ed esprimono la vita infusa nell’edificio. Nell’arte greco-romana le colonne votive e trionfali erette in onore di un uomo o di un’impresa, con la decorazione scultorea a spirale ascendente, rappresentavano i rapporti fra cielo e terra, manifestavano la potenza di Dio nell’uomo e la potenza dell’uomo sotto l’influenza del Dio.

Generalmente una coppia di colonne, come le colonne d’Ercole, sta ad indicare un limite, ad inquadrare una porta, a segnare il passaggio da un mondo ad un altro. Innumerevoli erano le colonne del palazzo e del Tempio di Salomone, ma due, le più celebri, si innalzavano davanti al vestibolo del Tempio. Citiamo da 1 Re (7, 13-22): Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram, figliolo di una vedova della tribù di Neftali. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i lavori da lui ordinati. Fece le due colonne di rame.

La prima aveva diciotto cubiti d’altezza e una corda di dodici cubiti misurava la circonferenza della seconda. E fuse due capitelli di rame, per metterli in cima alle colonne; l’uno aveva cinque cubiti d’altezza, e l’altro cinque cubiti d’altezza. Traducendo le misure del nostro sistema metrico, si ottiene l’altezza di 8 metri per il tronco, più di 2 metri di capitello; alla circonferenza di metri 5.40 corrisponde un diametro di metri 1.70.

Continuiamo la lettura: Fece un graticolato, un lavoro d’intreccio, dei festoni a guisa di catenelle, per i capitelli ch’erano in cima alle colonne: sette per il primo capitello e sette per il secondo. E fece due ordini di melagrane attorno all’uno di quei graticolato, per coprire il capitello ch’era in cima all’una delle colonne; e lo stesso fece per l’altro capitello. I capitelli posti sulle due colonne erano circondati da duecento melagrane, in alto, vicino alla convessità ch’era aldilà del graticolato; c’erano duecento melagrane disposte attorno al primo e duecento intorno al secondo capitello.

Egli rizzò le colonne nel portico del Tempio; rizzò la colonna a man destra, e la chiamò Jakin (Egli stabilirà); poi rizzò la colonna a man sinistra, e la chiamò Boaz (In Lui la forza).

Il nome dato alla colonna di destra (entrando), Jakin, evoca in ebraico l’idea della stabilità, mentre quello della colonna di sinistra, Boaz, suggerisce l’idea della forza. Nei nomi delle due colonne si possono scorgere anche i principi contrapposti della sessualità; quello di destra, Jakin, esprimerebbe il principio attivo, la mascolinità, quella di sinistra, Boaz, il principio passivo o femminilità (passività non nel senso riduttivo di subire, ma in quello nobile di ricevere); da qui deriva un simbolo generale di fecondità come risultante dei due principi attivo e passivo, all’entrata del santuario che è ricettacolo di forze divine, labirinto, grotta e ventre materno.

Questa interpretazione è rafforzata dal simbolismo della melagrana, che sta appunto a significare fecondità e discendenza numerosa. Il frutto, con i suoi molti chicchi, richiama anche l’unione di tutti i Liberi Muratori, affratellati per un fine comune e stretti dentro la dura scorza che ricorda il male, così duro da vincere. Gli Apprendisti che siedono a settentrione sono in corrispondenza con la colonna B, Boaz, che significa “In Lui la forza” e che rappresenta il principio passivo, a significare che l’Apprendista è tenuto all’apprendimento, alla ricezione; i Compagni d’Arte che siedono a meridione in corrispondenza con la colonna J, Jakin, “Egli stabilirà”, rappresentante il principio attivo, sono invece tenuti ad esercitare attivamente il consolidamento del Tempio. Se la prima colonna sta a rappresentare la passività, la ricezione, il dovere, la seconda richiama l’attività, la ragione, il diritto.

Le due colonne all’entrata del Tempio segnano i confini fra il mondo profano e quello sacro e raffigurano l’equilibrio delle forze contrarie che producono l’eterno movimento, eterna rigenerazione, l’eterna fecondità, cioè l’immortalità. Superate le due colonne ed entrati nel Tempio, troviamo in esso molti elementi simbolici; alcuni di essi sono indispensabili ed essenziali per identificare come un Tempio qualsiasi spazio, anche aperto; essi sono il Quadro di Loggia, i tre candelieri al centro ed infine l’Ara con la Squadra, il Compasso, il Libro Sacro.

*In foto, Albino Console, Rispettabilissimo Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia Lux Solis della Gran Loggia D’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori

Post correlati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: