La sorellina: semplicemente Raymond Chandler

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “La sorellina” di Raymond Chandler, Adelphi, 2026

Cosa vuoi dire di Raymond Chandler? Cosa vuoi aggiungere ai suoi romanzi? Una colonna della letteratura può aprirti gli occhi e può farti capire quanto sia diversa oggi la situazione. Ma anche questo è un esercizio già svolto da molti.

Cosa dire quindi di “La sorellina“? Io potrei farla finita con questa affermazione: è semplicemente Chandler. Ristampato da Adelphi, che sta provvedendo a ripubblicare l’intera produzione dello scrittore statunitense, questo romanzo ci fa vedere quanto il noir e l’hard boiled non sono generi di serie B, ma lo sono diventati nel tempo per effetto della sovrapproduzione. Tra qualche anno diremo la stessa cosa dell’autofiction.

Anche tra queste pagine, Chandler fa quello che sa fare, ossia porta in scena il suo Marlowe e gli fa indossare i suoi soliti panni da essere umano, che lo hanno reso un’icona. Gli ingredienti sono sempre quelli: ironia nei dialoghi; situazioni grottesche ma verosimili; la vita con tutti i suoi “perché” probabili e improbabili. Tutte cose che nel tempo troppi hanno cercato di copiare, di riprodurre, ma senza lo stesso successo. Basti pensare che questo romanzo è del 1949 e, a leggerlo oggi, non stanca e non appare noioso.

La sorellina” è un caso di omicidio in cui l’investigatore privato Marlowe si trova coinvolto. Tutto nasce dall’apparizione fugace, nel suo ufficio, di una giovanissima che cerca suo fratello. Una che a prima vista diresti che è picchiata di testa, ma che riesce a incuriosire il maldestro Marlowe. Il resto è una traversata in un mondo di intrighi, sospiri, punti interrogativi e personaggi tormentati in una Hollywood ombrosa.

Ma come detto, cosa rende così avvincente questo mix che potremmo trovare in uno dei tanti polizieschi che leggeremmo oggi? Be’, la risposta è facile facile, l’originalità che si assapora fin dalla prima pagina. Il fatto che si respiri un’atmosfera genuina che nasce da un processo interiore dello scrittore. Chandler modellò il suo Marlowe sulla base dei suoi difetti e delle sue virtù, ma gli riuscì meglio con i vizi. La sua capacità però è sempre stata quella di restare dietro il personaggio.

Attraverso Marlowe, Chandler non ha dovuto riscattare né sé stesso né una categoria. Non ci sono lotte politiche, sociali o di genere. Il suo Marlowe è un perdente anche quando vince: chiude il caso, ma la sua esistenza è sempre un casino. Usa le sue conoscenze per arrivare all’assassino, ma non riesce a risolvere sé stesso. Ma la cosa principale è che a Chandler non importa nulla di questo: Marlowe è solo uno spirito inquieto che sgorga dal suo animo e si muove in un mondo corrotto.

Insomma, “La sorellina” è un altro romanzo di Chandler da cui gli aspiranti scrittori di noir dovrebbero prendere spunto. Per noi lettori è una prova senza genere che, pagina dopo pagina, si fa sempre più piacevole e ci insegna qualcosa in più sulla letteratura.

 

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