La paura è politica

La paura è politica

“La paura è politica” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Per desiderare un uomo forte al comando hai bisogno di un probabile cattivone che ti minacci, che incarni l’avvicinamento di un pericolo mortale per te e per la tua specie. In questo modo la paura è una questione politica, così come la morte.

Ogni volta che tu vedi qualcosa di anomalo che scuote la tua incolumità, ti viene iniettata una dose di paura. Questo carnefice che attenta alla tua vita non ha volto, non ha sembianze precise, non ha un prima e un dopo. Lui è solo un nome che viene ripetuto all’infinito, fin quando non mette in moto i tuoi istinti di sopravvivenza.

A quelli come me e te il mondo viene mostrato in controluce: vediamo ombre che si agitano e che sappiamo non essere reali, eppure non osiamo avvicinarci ad esse. Non abbiamo voglia di indagare. Preferiamo che qualcuno ce le descriva, che ce le delinei. In questo modo ci togliamo da tanti impicci, primo fra tutti quello di andare in profondità.

La paura è una questione politica, così come la curiosità è rivoluzione. Certe volte bisogna rischiare per scrivere il continuum della storia. Tu pensa a quanti scienziati nel corso delle epoche, nonostante le difficoltà, hanno messo in dubbio e ribaltato questioni ritenute intoccabili. Eppure c’è ancora oggi chi crede in un Dio onnipotente che non sa con precisione se la terra è piatta o è sferica, se essa gira intorno al sole o viceversa.

Ma tutto questo non deve spaventarci, anche se siamo in un’epoca contraddittoria in cui si preferisce non sapere troppo per non essere vittime di ansie e di paure. Desideriamo un ingenuo stato di ignoranza che ci lasci cullare nei nostri sogni, rendendo immortali le nostre aspirazioni a una vita felice. Invece scopriamo ogni giorno che finiamo, che dobbiamo morire e che questa consapevolezza non ci fa da sprone, bensì ciba la mente di terrore.

Allora l’uomo forte si pone a capo delle nostre paure e ci illude di proteggerci, invece sta lì per dare a esse sempre più forza e sostanza. Ripete che il pericolo non è scampato, che ci sarà bisogno di lui per decenni. E tu e io ci crediamo; ci convinciamo che le sue tesi sono giuste e che le sue ricette saranno salvifiche. Noi soffriremo, ma i nostri figli o i nostri nipoti vivranno in un mondo migliore.

No, tutto sbagliato! Il tiranno ci ha preso per i fondelli, ci ha imbrogliato. Alla fine non riesci più a liberarti né delle tue paure né dell’uomo che doveva risolvere le cose. È in questo modo che la paura è diventata politica. L’obiettivo è quello di farti dire: «Meglio così che in un altro modo», fino a credere che questo sia il mondo migliore nel quale poter vivere.

Ecco, visto che così vanno le cose, allora non posso che augurare buona fortuna a te e a me.

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