Tempo di elezioni. Un racconto per i posteri

Tempo di elezioni. Un racconto per i posteri

“Tempo di elezioni” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagine dell’autore

Lo sentiva nell’aria: nel suo paese era tempo di elezioni comunali. Aveva visto sempre più persone, anche in formato politically correct, parlare dei problemi della comunità in cui viveva; ma soprattutto aveva notato una crescita esponenziale della disonestà intellettuale e dei disturbi di dissociazione. Infatti, chi aveva creato un problema, a un certo punto, voleva incarnare il ruolo del risolutore assoluto, come se non c’entrasse nulla.

Mentre camminava per le strade del suo paese, avvertiva l’allarme di una crisi di identità. Doveva schierarsi a tutti i costi con qualcuno, nel bene o nel male; pretendeva di diventare un imbecille che sa di essere imbecille. In poche parole, il servo sciocco del sistema politico paesano. D’altronde, era convinto che tutti coloro che erano stati al Municipio prima di lui fossero stati dei cretini; quindi ogni cretino aveva avuto la sua chance. Ora era il suo turno.

Preso da questo ragionamento logico e lapalissiano, lo scatto di orgoglio gli venne all’improvviso: una busta della spazzatura abbandonata, simulacro locale di malapolitica. Con avidità, degna del miglior reporter di guerra, fotografò il misfatto e lo pubblicò sui social. Così iniziò la sua campagna elettorale e la necessità di richiamare all’attenzione “le forze giovani, fresche e pure attempate delle varie frazioni del paese”. Era tempo di risolvere un problema al giorno.

Mentre il cielo plumbeo di quel mattino gli mostrava il disastro urbanistico proveniente dal passato, lui immaginò comunque la possibilità di una soluzione. L’ottimismo lo guidava verso il miraggio di una riqualificazione fatta di demolizioni, crolli improvvisi o cataclismi mandati dal Signore. Preso dalla necessità di scrivere sui social una soluzione immediata che gli avrebbe portato subito dei “like consensuali”, chiese consiglio proprio a chi, negli anni del disastro urbanistico, con il suo silenzio-assenso, rovinò le generazioni future. Ma, trovando la risposta inadeguata alle sue esigenze, optò per una foto insieme all’uomo del passato “foriero di pala, pico e abusivismo”, con il sottotitolo: “Lavori in corso. Un’immagine vale più di cento parole”. E furono like a pioggia.

Stessa cosa fece l’indomani. Si diede anima e corpo per risolvere un altro problema: il lavoro e la fuga dei giovani. Aveva bisogno di un imprenditore forte al suo fianco, pronto a dare paghe misere, contratti superficiali e promesse a lungo termine per incutere terrore nell’avversario. Insomma, c’era proprio necessità di uno “strozzino del bisogno, che elettori disperati avrebbero chiamato benefattore”. Anche quel giorno si fece una foto con il prescelto e la pubblicò con il sottotitolo: “Uomini d’altri tempi per guardare al futuro”. E fu una pioggia di like.

Era tempo di elezioni nel suo paese. Era giunto il momento di scegliere e di sentirsi il re degli imbecilli. Ci credeva davvero che fosse giunto il suo turno. Aveva bisogno di organizzare una pizza tra intimi per mettere d’accordo tutti, ma prima avrebbe dovuto cercare un finanziatore che pagasse tanto la prima quanto le altre cene.

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