Influencer oggi, multi sapiens domani

“Influencer oggi, multi sapiens domani” è un articolo di Martino Ciano scritto dopo una chiacchierata in incognito. La foto in copertina è dell’autore dell’articolo
I numeri primi sono quelli che hanno più follower e per loro creano geniali contenuti social, disquisendo con determinazione da “leader” su qualsiasi argomento, anche il più evanescente. La loro sicurezza la rintracci negli sguardi, in come gesticolano, nelle parole che pronunciano. Con uno sprint in avanti, a un certo punto il loro tono di voce diventa deciso, ogni parola suona nei timpani dell’ascoltatore come un colpo di cannone.
Il verace imbonitore usa un linguaggio pop, infarcito di elementi pescati da soap opera, da reality show, dalla cultura mainstream, strizzando l’occhio al trend del momento, affinché persino il boomer con un colpo di reni del cervello possa aggrapparsi alla struttura del discorso. Un altro metodo è quello di sputare rabbia a più non posso su qualcosa o qualcuno. Logicamente, ogni sentimento è recitato ed è parte di un sketch costruito a tavolino.
In questo modo, i numeri primi diventano isterici moralisti, portatori di una “educazione civica” narrata attraverso illusorie rivoluzioni che crollano al rimbombo di nuovi hashtag di tendenza, magari suggeriti dalle applicazioni di ricerca delle keyword del mese.
I meccanismi del web sono in costante aggiornamento e coinvolgono tutti: dall’intellettuale con la faccia da ricotta all’analfabeta funzionale. Potremmo riempire questo articolo con termini tecnici e con blande proposte che nessuno prenderebbe in considerazione. Il metaverso è una casa comune in cui vige l’eternità.
I numeri primi sono messaggeri della filosofia della credulità, e come già sottolineato da qualcuno “l’intelligenza artificiale è il nuovo oracolo a cui chiedere consiglio o informazioni”. I profeti del marketing e della promozione studiano nuove forme di penetrazione nella quotidianità, grazie all’uso di fenomeni da baraccone.
Influencer oggi: sottomissione democratica
I numeri primi non sono improvvisati comunicatori, anche se all’inizio il loro successo è dettato dalla fortuna, poi tutto diventa strutturato e necessita di un approfondito piano di persuasione e convincimento. Gli esperti del settore entrano in campo dopo, lavorano dietro le quinte.
Ma i numeri primi sono esseri sottomessi che lottano tra di loro per diventare “il numero uno”. Si combattono come gli highlander al sempiterno motto “ne resterà uno solo”. Sono stressati, sono frustrati. Devono inventare contenuti, devono condividerli, devono dire e fare ciò che il pubblico si aspetta da loro. Nessuno è libero. Dettata la linea bisogna rimanere fedele a essa. Ci si schiera contro qualcosa nel momento in cui “schierarsi contro quel qualcosa” va di moda.
“Like” e “Condivisioni” fanno gli influencer belli! Più cresce l’approvazione più in loro c’è rassicurazione, ma anche ansia da prestazione. “E se il prossimo video deluderà?”, “Se i follower dovessero improvvisamente trasformarsi in hater o addirittura diventare indifferenti?”. Sono solo due delle domande che pungolano uno di loro, con cui ho fatto una chiacchierata.
La sua carriera da influencer è cominciata un sabato sera, di ritorno da un’uscita con amici. Si è filmato mentre faceva una battuta su un fatto accadutogli, ne è uscita una sorta di barzelletta. Mette questo video su TikTok senza troppi ritagli o acconciamenti. La mattina dopo si ritrova con 5 mila visualizzazioni, 30 mi piace, 102 nuovi follower.
Da premettere che quel video fu il primo in assoluto. Il suo account infatti lo aveva creato sei mesi primi, ma mai lo aveva utilizzato. Da qui nasce la sua fame di consenso.
Sostenere una massa insicura
Da sempre gli uomini si sono dati sicurezza e influenzati l’uno con l’altro. Questo è servito anche alla sopravvivenza della specie; in sé, l’uomo è un essere che continuamente si forma e che mai giunge a qualcosa di definitivo.
Il problema si crea nel momento in cui, come una verità a priori, senza bisogno dell’esperienza per essere appurata, ma a cui basta solo il ragionamento logico per essere provata, ecco che l’ influencer diventa un “a priori” per molti e troppi, secondo una logica minima: “lo dice lui, quindi è vero”.
L’uomo con cui ho chiacchierato non è giunto fino a questo punto, ma gli sarebbe piaciuto. Dopo quasi un anno di buoni risultati, ricevendo anche alcune proposte di lavoro in alcune radio web, ha mollato la presa. Ormai era diventato un tutt’uno con il suo iPhone. Eppure, ha e aveva un lavoro ben retribuito e una soddisfacente vita da single, cose a cui molti aspirano.
A un certo punto però ha sentito la necessità di lasciare una traccia, ma non una traccia qualunque, bensì un segno riconoscibile da ogni angolo dell’universo, come se l’universo iniziasse e finisse con la Terra o, peggio ancora, con il suo profilo TikTok. E soprattutto, voleva conquistare tutto ciò raccontando barzellette?
“Sì, ho creduto a questo”. Ecco, così finisce la nostra chiacchierata. E quella volontà di esistere per sempre, brillando eternamente, non è angoscia per la morte?
