Villa Adriana: cronache e memorie di ieri e di oggi

Villa Adriana: cronache e memorie di ieri e di oggi

“Villa Adriana: cronache e memorie di ieri e di oggi” è un simpatico reportage di Filomena Gagliardi. La visita si è svolta a inizio aprile 2025. Le foto presenti nell’articolo sono state fornite dall’autrice

“Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po’ da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare”
( Franco Battiato)

Sto per perdermi nella Storia in questa giornata.
Accompagno insieme ad altri colleghi due classi a Tivoli.
Andremo a visitare Villa Adriana e Villa D’Este.
Non mi pare di esserci stata mai.
Sono emozionata.

Preparando lo zaino, avrei voluto mettervi Le Memorie di Adriano della Yourcenar. Come sempre, però, quando cerco un libro non lo trovo e poi… sono rientrata tardi da scuola, incombe la partita del Milan contro l’Inter per la semifinale di Coppa Italia, i capelli da lavare… mi arrendo. La mattina è veloce il viaggio: attraversiamo le montagne abruzzesi ancora innevate e siamo nel Lazio.

Tivoli: è ancora presto per il nostro appuntamento a Villa Adriana. Visitiamo un po’ la cittadina e poi, appuntamento con la Storia.
Roma II sec d.C.
Roma è sotto gli imperatori d’adozione, e si gode la sua ultima Pax, il suo estremo periodo di gloria prima della crisi irreversibile del III sec d.C.
Con Adriano l’impero raggiunge la sua massima espansione.
L’imperatore, ricordato per il suo immenso amore per la cultura, si fa costruire una villa in un luogo lontano dalla metropoli caotica: si tratta della villa più grande dell’antichità, ci spiega la guida Sabrina e, per darci un’idea della Cosità della Cosa (come direbbe Martin Heidegger), ce ne fa vedere un plastico che in un solo colpo d’occhio ci possa contezza delle dimensioni.

Adriano si trasferisce nella residenza di Tibur (antica Tivoli) prima che i lavori, iniziati nel 118 d.C., finiscano: lui stesso non vedrà la villa terminata quando morirà nel 138 d.C. (è diventato imperatore nel 117 d.C.), dopo Traiano. Sabrina ci conduce in quelle che erano le antiche stanze del complesso monumentale, ad esempio la Sala absidale o dei filosofi dove l’imperatore si sedeva sotto l’abside e parlava agli ospiti. La stanza è stata ribattezzata anche come la Sala dei filosofi perché si pensava ci fossero le immagini dei Sette Savi; importantissimo il vano in cui Adriano poteva lasciare il mondo fuori e starsene nel suo Teatro Marittimo, nella sua Isola artificiale dove la luce proveniva solo dal marmo, dall’acqua e dal cielo.

Fondamentali erano le Thermae: in generale lo erano nel mondo romano, per vari aspetti. Ci si poteva incontrare, parlare, lavare, godere degli effetti benefici del caldo e del freddo. A tutti a Roma era concesso accedervi, anche agli schiavi… non per motivi di bontà ma per motivi igienici. Nella Villa Adriana, grande per 120 ettari di terra, una vera e propria città, vivevano e lavoravano molti schiavi: anche loro potevano accedere ai bagni. Del resto varie terme erano dislocate un po’ in tutto l’edificio, ed erano diverse a seconda del tipo di ospite.

Degno di nota è l’edificio con la peschiera. Ci troviamo all’interno del Palazzo d’inverno, una zona pensata per i mesi freddi. La villa annovera, però, anche una zona per l’estate. Salendo, all’interno di questa città che un tempo doveva essere coloratissima, troviamo il Canòpo, dove infatti l’imperatore risiedeva nei mesi caldi. In questa zona c’era una lunga piscina e sopra altre aree da cui è ancora possibile godere di una bella vista panoramica dei “piani sottostanti”.

E, dopo questo momento contemplativo, si scende di nuovo per tornare all’ingresso. Nel pomeriggio ci attende la visita a Villa d’Este. Di questa esperienza magari parlerò un’altra volta. Intanto posso godermi la passeggiata in discesa e a ritroso: mi capita di ripassare davanti al Pecìle, un doppio porticato di cui resta parte del muro; qui c’erano una piazza, una piscina, ma soprattutto, lungo le doppie mura, Adriano svolgeva la camminata giornaliera di circa 3 chilometri raccomandata dai medici del tempo.

Anche io oggi, sulla falsariga di Adriano, mi sono dedicata al mio benessere e nel frattempo ho imparato delle cose in più; a me piace camminare, vado in palestra, ma soprattutto amo muovermi en plein air. Oggi la mia palestra è stata costituta dalla salite, dalle discese, dalle scale di questo meraviglioso sito archeologico, a contatto con la Natura che, come ha spiegato anche Heidegger è parte integrante di un complesso monumentale antico.

Villa Adriana, seconda foto

Stasera, tornando a casa, ho anche ritrovato le Memorie di Adriano, allora voglio chiudere in bellezza leggendone e citandone un passo:

“La mia camera segreta al centro d’uno stagno della Villa non è un rifugio abbastanza segreto: vi trascino questo corpo invecchiato; vi soffro […] l’esistenza mi ha dato molto, o perlomeno, io ho saputo ottenere molto da lei; in questo momento, come ai tempi in cui ero felice, e per ragioni completamente opposte, mi sembra che non abbia più niente da offrirmi; ma non sono certo di non aver più nulla da imparare nulla da lei. Ascolterò sino all’ultimo le sue istruzioni segrete. Per tutta la mia vita, mi sono fidato della saggezza del mio corpo; ho cercato di assaporare con criterio le sensazioni che questo amico mi procurava; devo a me stesso d’apprezzarne anche le ultime. Non respingo più quest’agonia fatta per me, questa fine lentamente elaborata dal fondo delle mie arterie, forse ereditata da un antenato, preparata poco a poco da ciascuno dei miei atti nel corso della mia vita. L’ora dell’impazienza è passata; al punto in cui sono, la disperazione sarebbe di cattivo gusto tanto quanto la speranza. Ho rinunciato a precipitare la mia morte” (M. Yourcenar, Memorie di Adriano, tr. it.1963, Einaudi, Torino; Prima edizione in francese Mémoires d’Hadrien,1951, Librairie Plon, Paris; questo passo è tratto dalla sezione Patientia).

Il mio resoconto sulla visita a Villa Adriana non è assolutamente un report completo di quanto visto oggi, né di tutta la villa, visitabile solo in parte rispetto alla sua grandezza; né ho le competenze tecniche per fornire una relazione più specialistica; le mie parole, inoltre, non rendono ciò che ho ammirato, che già di per sé, oggi, è manchevole di molti particolari (colonne, statue, dipinti) presenti all’epoca e oggi finiti altrove o nei musei, o all’estero o chissà dove (ma questa è un’altra storia).

Ho voluto soltanto, in modo amatoriale, fissare un’esperienza nell’arte, che mi ha emozionata e che mi ha spinto a ripassare la storia antica nonché a rileggere qualche pagina del capolavoro della Yourcenar. Parigi vale bene una messa!

Ci aspettano i ponti di primavera: in questa nostra meravigliosa Italia, che disprezziamo ogni giorno (e mi viene in mente Povera Patria di Battiato), forse occorre ricominciare non dall’estate, afosa e caotica, ma dalla timida, silenziosa, saggia Primavera!

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