Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi 

Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi 

“Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata dall’autore con l’Intelligenza Artificiale

Immagina se la guerra esistesse davvero, se ciò che percepiamo corrispondesse alla realtà, all’oggettività, a qualcosa che sta al di fuori di noi. Anzi, visto che quel qualcosa c’è e che qualcuno lo tocca, lo sente, lo annusa, lo vede e lo gusta, vuol dire che le cose, anche la morte e la distruzione seminate dalle guerre, esistono nella mente superiore del Grande Giocoliere, cioè Dio, e che noi siamo spiriti in collegamento con lui? 

Ti pongo la domanda perché questo mi hai fatto intendere attraverso i tuoi scritti. Le leggi della natura infatti non sarebbero che i meccanismi attraverso cui Dio fa stare insieme tutti gli elementi presenti nella sua testa bacata. Sostanzialmente però non c’è nulla, anzi la materia è una fesseria come le altre e soltanto fenomenologicamente esistono le cose; esse sono semplici apparenze.

Dimmi se è così amico Berkeley, perché io un po’ alle tue teorie sull’immaterialismo ci credo. Ci hanno creduto anche Lana e Lilly Wachowski, quelle che hanno firmato la regia di Matrix e che grazie alle tue masturbazioni mentali si sono fatte soldi a palate. Ora, se ho capito bene dovrebbe funzionare così: se io fossi in una parte del mondo in cui c’è la guerra e chiudessi gli occhi, ecco che tutto sparirebbe; poi, se li aprissi vedrei ciò che c’era prima con l’aggiunta di qualche particolare che precedentemente mi era sfuggito; inoltre, mettiamo il caso che mentre avevo gli occhi chiusi io mi sia spostato di qualche metro, ecco che riaprendo le palpebre da un’altra posizione gli oggetti e gli uomini mi apparirebbero diversi a causa del cambio di punto di vista che, a sua volta, ha distorto le forme nonché l’idea che mi ero fatto prima dell’ambiente circostante. 

Caspita, ti rendi conto che casino hai combinato amico Berkeley? In poche parole mi stai dicendo che tutto quello che vedo è una percezione momentanea, addirittura oggettivamente inesistente, mantenuta in piedi da quel Dio che rende “percepibili” gli Enti? Aspetta però, tu affermi che tutto abita nella mente di ciascuno di noi. Sostieni che ogni cosa la percepiamo non solo per mezzo della vista, ma grazie a una serie di associazioni di elementi provenienti da sensi diversi. Infatti, secondo te, le sensazioni donateci dal tatto, per svariati motivi tecnici sviscerati nelle tue opere, dovrebbero aver sviluppato in noi le idee di spazio, di distanza e di grandezza?

Okay Berkeley, ti do in parte ragione, anche perché certi guru che studiano i quanti concordano sul fatto che, nonostante tu sia vissuto e sia stato percepito tra il 1685 e il 1753, su certi aspetti c’abbia azzeccato in pieno. Però, cosa dovremmo fare per fermare la guerra e le varie nefandezze che percepiamo quotidianamente attraverso le immagini che appaiono in Tv o su YouTube o sui Social per mezzo della forza solidificante e conservatrice della mente del Grande Giocoliere, nonché motore immobile che ha causato sé stesso prima di immaginare il Creato? Dobbiamo accecarlo, chiudergli gli occhi cosicché tutto svanisca, compresi noi spiriti in collegamento con la sua mente per mezzo di una stretta parentela che abbiamo con lui?

Guarda, se volessimo tradurre in termini moderni tutto questo casino da te teorizzato oltre tre secoli fa, potremmo dire che tra noi e Dio c’è un collegamento peer-to-peer.

Amico Berkeley, è stato bellissimo leggerti, in alcuni punti ho fatto fatica a seguirti, ma ho approfondito. Ora che sei fuori dalla nostra percezione a causa della morte che ti ha preso, pardon: percepito nel 1753, da dove puoi rispondermi? Dove finiscono i non percepiti che a loro volta non percepiscono più questa realtà mantenuta dai sensi di Dio? Pure Newton, bene o male, diceva che lo spazio è presenza di Dio, ed è proprio il nostro essere nello spazio, il nostro muoverci nelle sue infinite direzioni che ci dà la sensazione che Egli ci sia, perché siamo altro oltre il nostro corpo.

Figurati, niente di nuovo e di straordinario visto che di “sensazioni bastarde” ne parlò anche Platone nel suo Timeo, chiamando “Chora” questo status continuo di trasformazione, che altro non è se non il divenire che avvertiamo ma non percepiamo distintamente, anche se intimamente ci rendiamo conto che qualcosa intorno a noi cambia sempre.

Insomma amico Berkeley, qui alla fine diciamo tutti la stessa cosa però alla soluzione non ci arriviamo mai. Io mi fido di te e mi impegnerò ad accecare Dio, così se chiude definitivamente gli occhi scompariamo tutti e mandiamo in soffitta questa percezione che sta rovinando l’Universo. 

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