Poesie per aria. Tra i componimenti di Chiara Carminati

Poesie per aria. Tra i componimenti di Chiara Carminati

Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: “Poesie per aria” di Chiara Carminati. Illustrazioni di Clementina Mingozzi, prima edizione Topipittori 2008, riedito nella collana I minitopi nel 2020-2021

“A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle
sì come rota ch’igualmente è mossa
l’amor che move il sole e l’altre stelle”
(Dante, Paradiso XXXIII, vv 142-145)

Poesie per aria, che racconterò oggi per le lettrici e i lettori dai sette anni anni in su, mi fa pensare immediatamente che “per aria” esprima il mezzo di propagazione delle poesie: per l’aere. Quest’ultimo non è la destinazione altrimenti, secondo me, il titolo sarebbe stato Poesie per l’aria.

Eppure forse il mezzo in parte è anche il fine: perché, se il fine ultimo delle poesie che si muovono attraverso l’aria è l’orecchio di chi ascolta (e anche il cuore), il fine intermedio o direi formale è l’aria, dove la poesia risiede finché è detta.

La poesia, in quanto declamata, è voce, è suono e quest’ultimo si muove attraverso l’aria. Questa teoria dei suoni affonda le sue radici nella psicologia aristotelica; e in effetti lo Stagirita (384 a.C.-322 a.C.) nel De anima impiega l’ottavo capitolo del secondo libro a spiegare tale concetto, poi ripreso anche nei trattati di scuola aristotelica non propriamente autentici, come i Problemata, una raccolta di domande e risposte nata già in seno alla scuola aristotelica quando il filosofo era ancora in vita e ampliatasi nel corso dei primi secoli dell’età cristiana: fra questi si distingue la sezione XI, incentrata proprio sulla voce e sui suoni.

Non voglio ora addentrarmi in un argomento, quello della propagazione dei suoni, molto tecnico, che nel corso dei secoli è stato oggetto di numerosissimi studi a carattere fisico, acustico e musicale. E anche Aristotele ebbe le sue intuizioni, ad esempio che l’aria fosse il vuoto, non inteso però come nulla, cosa inconcepibile per i Greci, bensì come lo spazio necessario al passaggio dei suoni. Volevo solo provare ad interpretare il titolo Poesie per aria.

In realtà avrei altre chiose da suggerire, anche più semplici e forse più autentiche, chissà. Infatti l’espressione Poesie per aria rimanda all’area semantica del disordine, del caos, tipo quando diciamo, ad esempio, “ho tutta la casa per aria”, “ho tutto sottosopra”. Perché le poesie vivrebbero nel disordine? Detto così potrebbe sembrare un concetto negativo. Ma non è corretto. Tutt’altro.

Le poesie possono stare per aria in quanto la poesia è creazione, libertà, attività. La poesia è un atto fondativo. La prova di ciò risiede nell’etimologia di poesia (ποίησις), derivante dal verbo greco ποιέω, = ‘io faccio, produco’. Il fare è ancor prima della poesia. Il risultato del fare è qualcosa di autonomo, quindi libero: anche la poesia è altro rispetto al poeta, pur rispecchiandolo in parte. Tale parziale rispecchiamento permette alla poesia di sfuggire al dogma, di uscire e di stare fuori dal cerchio. Si libra in alto, lontana, leggera.

Ciò però non significa inconsistenza: infatti l’aria esiste ed è dimostrabile. Lo vediamo dal primo componimento di questa meravigliosa silloge scritta da Chiara Carminati, illustrata da Clementina Mingozzi ed edita da quei geni dei Topipittori.

Di Chiara Carminati dirò qualcosa più avanti, nell’apposito spazio che Border riserva agli autori. Qui anticipo solo che è una delle autrici migliori del nostro attuale panorama italiano e non solo. Di lei ho letto la raccolta Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans, edita per Bompiani nel marzo 2023. Questo libro l’ho letto e recensito nell’ottobre dello stesso anno per un altro blog, in un periodo di grande lutto e dolore per la mia vita affettiva e mi sono del tutto identificata con gli adolescenti “rotti” per amore, di cui parlava poeticamente l’autrice.

Il primo componimento di questo librino piccolino, decorato con colori pastello e composto da quarantaquattro testi, si intitola L’aria. Perché caotico significa libero, ma non sprovveduto: “L’aria è fiato, soffio e brezza/sulle guance ti accarezza./L’aria gonfia, svela, spinge/con le nuvole dipinge/fischia e schiocca tra le fionde/si riposa sulle in onde./L’aria è tutto e non è niente/c’è anche quando non si sente”.

In queste parole, infatti, che spiegano nel segno della bellezza concetti fisici e metafisici, ritrovo i miei filosofi greci, in particolare il dettato di Anassimene (VI sec. a.C.) che aveva posto a fondamento di tutto l’aria, instaurando un’analogia e un collegamento fra aria esterna e aria interna, ovvero tra l’anima e il respiro: “Come la nostra anima, essendo aria, ci sostiene, ugualmente il respiro e l’aria avvolge il cosmo” (Anassimene, fr. 2 Diels-Kranz, traduzione mia).

Analogamente accade nei versi sopra riportati: la differenza sta chiaramente nel tono, perentorio nel frammento greco, affettivo nella poesia della Carminati, con un delicato “sulle guance ti accarezza” successivo alla definizione iniziale; segue una descrizione molto visiva e musicale delle cose che fa l’aria: “gonfia, svela, spinge, dipinge, fischia, schiocca, si riposa”, con tutto il gioco di allitterazioni (g, n, c) e onomatopee ( fischio e schiocco) che lega questi versi, fino al “si riposa” conclusivo; al termine, a chiudere il tutto in modo circolare, una nuova definizione, non dogmatica, bensì derivante dall’esperienza che tutti, grandi e piccini, possono fare dell’aria: “L’aria è tutto e non è niente/c’è anche quando non si sente”. Versi, questi ultimi, costruiti per antitesi (“tutto” e “ niente”/ “c’è” e “niente”), rafforzata dalla negazione ( “non” e “non”). Il disegno per questa poesia consiste in una sorta di aereoplanino o triangolo (così mi pare almeno) che si interseca con delle nubi e che ha per testa un soffio d’aria.

Prossimale all’aria è la nebbia e infatti proseguendo la lettura si trova una Poesia per nebbia: «“Nebbia balena distesa su un fianco/quando ti appoggi di primo mattino/mi dai l’occhio calmo, il respiro bianco”, sussurra la terra da molto vicino.// “Sei sabbia d’acqua che colma la pelle /umida pace di pallido opale/cuffia da balia per sole e per stelle/mi lasci soffice e senza parole.//Sei tutti i sogni che fanno i bambini/mentre non dormono e non sono svegli./Fai venir voglia di stare in ciabatte/mia dolce nebbia, sorella di latte”».

L’illustrazione aiuta a comprendere meglio le parole, rappresentando una coltre/cuffia con dentro le stelle; su una curvatura di essa, come fosse un culla, poggia un bambino scalzo che forse non dorme, forse non è sveglio, ma che sicuramente guarda gli astri. Trovo bello in questa lirica il fatto di considerare la nebbia come un’amica per la terra, e di riflesso per l’uomo e per i bambini che in essa vedono l’indistinto di tutti i sogni; è questo un invito, forse, a non cercare solo le idee chiare e distinte, a saper stare anche nel dubbio, nell’incerto, nell’indistinto, visti anch’essi come momenti di conoscenza. Spesso noi vorremmo delle soluzioni veloci ai problemi; invece non capiamo che la conoscenza matura anche attraverso la confusione: anche la nebbia, quindi, può essere organo della verità.

Questo l’ho sempre compreso, ad esempio, leggendo e rileggendo una poesia di Hermann Hesse (1877-1962): “Strano, vagare nella nebbia!/È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,/né gli alberi si scorgono tra loro,/ognuno è solo.//Pieno di amici mi appariva il mondo/quando era la mia vita ancora chiara;/adesso che la nebbia cala/non ne vedo più alcuno.//Saggio non è nessuno/che non conosca il buio/che lieve ed implacabile/lo separa da tutti.//Strano, vagare nella nebbia!/Vivere è solitudine./Nessun essere conosce l’altro/ognuno è solo” (Nebbia tr. it. Mario Specchio). Ora è vero che in questa seconda lirica la verità di cui sarebbe foriera la nebbia è triste; invece Carminati vede nel dubbio qualcosa di positivo; in entrambi i casi però tale fenomeno atmosferico è valorizzato in quanto rivelatore di verità, nonostante il buio che lo caratterizza.

Nonostante il titolo della raccolta, o forse proprio in virtù di esso, esiste anche una Poesia per terra: aria e terra si rimandano perché cielo e terra confinano tra loro, si parlano, si abbracciano, nonostante il loro essere ognuno l’opposto dell’alta: «“Tu terra sei strana davvero, lo sai?”/le dice il cielo girandole intorno./”Ti muovi sempre, non ti fermi mai/sei inquieta di notte e di giorno./Mi dai un po’ di noia…ma io sai che faccio?/ti amo lo stesso e tutta ti abbraccio”».

Questi versi possono essere considerati, fuor di metafora, anche un invito ad andare oltre se stessi, ad amare gli altri senza volerli cambiare, nonostante e in virtù di come sono. Imparare ad amare è fondamentale e bisogna saperlo insegnare ai piccoli non meno degli altri contenuti: di questo mi sono sempre più convinta negli ultimi tempi. Il disegno per questa scena è dato da due cerchi concentrici, il cielo che abbraccia la terra, invocandola (“Ti muovi”, “sei inquieta”, “ti abbraccio”) con il beneplacito dello spicchio della luna.

Esistono anche poesie per acqua, anche se non si intitolano così: sono tutte quelle dedicate al mare, che sono diverse numericamente. Del resto “il mare ha una sua voce”, ovvero rimanda anch’essa ad un suono che si propaga. E in effetti, ci dice ancora Aristotele, già nel passo del De anima di cui sopra, i suoni si possono propagare anche per acqua, anche se meno. A maggior ragione, allora, occorrerà prestare più attenzione: bisogna innanzitutto mettersi “con i piedi in acqua” ad ascoltare, ma in “un tempo silenzioso/quando il sole è più prezioso/”, durante “l’alba di mattina/o la sera maggiolina//: è lì che il mare sussurra/come il canto di sirene/la sua voce verde e azzurra/la sua voce che va e viene”.

Quello in acqua è un ascolto che riguarda tutto il corpo e presuppone maggior silenzio: ne varrà la pena, almeno per ottenere indietro la risposta dell” “infinito delle onde”. L’illustrazione dei vari versi poco sopra richiamati, appartenenti a Poesia in mare, ritrae persone che nuotano e non semplicemente in acqua solo con i piedi. Confesso che mi sarei aspettata delle poesie per fuoco, elemento citato solo en passant in un componimento: ma per l’appunto vale il discorso del niente dogmi.

Invece, in coerenza con il tema della libertà, ci saranno poesie fatte di Parole matte: “Poesia è una voce allegra/che fa le capriole/e come l’acqua e il vento fa cantare le parole/Poesia è un orecchio attento che ascolta e che cattura/ è un seme nato dentro che riempie chi lo cura/Poesia ha parole matte/per ridere e pensare/ci giochi le assapori e poi le fai volare/Poesia ha parole matte/ che dicono in profondo/la storia a molti sensi di come è fatto il mondo”. Una figurina stilizzata, nera e capovolta rappresenta da sola tutte le parole matte della poesia.

Di questo testo, che meriterebbe un’analisi stilistica a parte, dirò solo che esso collima del tutto con il pensiero metafisico aristotelico secondo cui l’essere di dice in molti modi. Inoltre, sempre lo stesso Aristotele, afferma nei suoi scritti di biologia che ogni ente, anche il più piccolo e umile, è degno di essere trattato: qualcosa di simile viene detto nella lirica Faremo una poesia che riporto alla fine del mio contributo come dono al lettore in modo che possa scoprirla in libertà.

Qui mi limito a chiudere la mia recensione, sperando che l’interpretazione da me proposta non sia campata per aria, almeno non troppo! Del resto posso dire che, prendendo spunto dal titolo dell’opera, mi sono divertita a volare tra i secoli, partendo da Anassimene per arrivare a Chiara Carminati. Ho fatto anche un’altra cosa: ho recuperato un podcast della serie Morgana che Michela Murgia conduceva su https://storielibere.fm/ con Chiara Tagliaferri dedicato alle donne fuori dagli schemi, streghe e un po’ stronze, ma al contempo capaci di opere generose di beneficenza, in particolare la puntata su Astrid Lindgren (1907-2002), l’ideatrice di Pippi Calzelunghe (1945), libro che mi piacerebbe raccontare tra queste righe.

Amavo questo podcast, ma da quando lei è morta non riuscivo più a sentirlo, anche se so che ora è stato ripreso e portato avanti. Comunque, essendomi imbattuta nella Lindgren nello scrivere questa recensione, ho istintivamente cercato e riascoltato (almeno tre volte, ma melius abundare quam deficere!) il predetto episodio, di cui voglio riportare uno stralcio in linea con il caos iniziale di cui sopra.

Dice la Murgia: “Perché io avevo bisogno del caos”. Poi una sera, durante un aperitivo con un mio amico, è venuta fuori questa passione comune per Michela e per Morgana. E allora mi sono sentita anche io un po’ per aria (non solo per la Passerina bevuta, ma carminis amoris causa), tipo tre metri sopra il cielo (perché la letteratura e i libri aerei creano amicizia, φιλία).


Faremo una poesia – tratta da Poesie per aria

Faremo una poesia
su come è nato il mondo.

Faremo una poesia
su ciò che è più importante:
la terra l’acqua il sole
le facce della gente.

Faremo una poesia
sui grandi sentimenti
Comporremo rime
per tutti quattro i venti
Scriveremo strofe
a uomini gloriosi
Costruiremo versi
su monti e mari erbosi.

E se nel gran daffare
ci cadrà un capello

faremo una poesia
anche su quello.

Per il suo testo il disegno consiste in una donna nera, forse una strega, o una fata, chissà, che ha sulle spalle un’enorme penna, che possa bastare a scrivere tutte le cose elencate nella lirica: la poesia è anche inclusione.


Chi è Chiara Carminati?

Nata a Udine, dove vive, è autrice per bambini e ragazzi; è sempre impegnata a diffondere la sua parola poetica tra bambini ed insegnanti incontrandoli in scuole, biblioteche, librerie. Ha pubblicato varie opere, ha ottenuto vari riconoscimenti in concorsi letterari. Nel 2012 ha ottenuto il Premio Andersen come miglior autrice. È stata nominata candidata per l’Italia al H.C. Andersen International Award nel 2016 e nel 2018 e all’Astrid Lindgren Memorial Award dal 2021 al 2025. Ha un suo sito, non a caso chiamato www.parolematte.it. Tra i suoi titoli: Quel che c’è sotto il cielo (Mondadori), Perlaparola (Equilibri), A fior di pelle e Occhio ladro (Lapis).

Chi è Clementina Mingozzi?

Vive e lavora a Bologna. Illustratrice, scultrice e non solo, in questo albo ha saputo alternare colori chiari e colori scuri sia nel colorare le pagine, sia nell’ arricchirle di disegni, ottenendo così uno sfondo in armonia con i testi stessi. Anche lei ha un suo sito: https://clementinamingozzi.com/

 

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