Nasce il silenzio

Nasce il silenzio

“Nasce il silenzio” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale

Nasce il silenzio da una rumorosa solitudine. Neanche la luna piena sa ispirare come un tempo. Se ne sta lì per qualche ragione, né tutela né sorveglia l’umanità. Qualche mese prima di questa luna un mio amico mi disse di essere malato e che forse non si sarebbe salvato. Io non ho aggiunto nulla.

Conforto? Non ho avuto parole allora; non le ho adesso. Così nasce il silenzio. Potrei finirla qui, senza dire altro, senza aggiungere aneddoti. A cosa serve la memoria? Cosa ce ne facciamo dei ricordi quando questi diventano solo tracce del nostro Esserci stati? Vorrei qualcosa di eterno, che fermasse le ore. Impossibile.

Il mio amico mi disse anche che avrebbe fatto di tutto per salvarsi. Lo disse con l’apatia sulle labbra. Aveva gli occhi lucidi, cristallini. Aveva pianto molto, ma non lo fece né davanti a me né in presenza di altri. Si sarebbe sfogato da solo. Non lo avrebbe fatto per pudore, ma perché avrebbe voluto qualcosa di autenticamente suo. Ecco, il dolore è una di quelle cose.

È un dono prezioso anche il dolore? Forse sì. Ancora più prezioso è quello che sappiamo velare e con cui abbiamo il coraggio di coricarci, svegliarci e convivere. Ciascuno ha il suo. Non esiste essere umano che non abbia la sua pena nascosta, primordiale. Ecco, tante volte nasce così il silenzio. Parlo di quel silenzio che ci rende muti, che ci sbarra gli occhi, che ci fa fissare il vuoto.

Anni fa lessi un libro sul Diluvio Universale. La prima cosa che Noè fece appena uscì dall’Arca fu piantare una vigna e poi ubriacarsi. Mario Brelich, autore di quel saggio, disse che forse quello stordimento serviva per ricordare a Noè e all’umanità intera, l’allegria e la spensieratezza di quando l’uomo era ancora nel Paradiso Terrestre.

«Viva il vino», mi verrebbe da dire. Mi consolerò pensando che quel Noè, ultimo superstite con la sua famiglia dell’umanità che aveva ancora un fresco ricordo dell’Eden – pur non avendovi abitato – abbia regalato a noi, post-diluviani, qualcosa che ci riporti a quel ricordo ancestrale che se ne sta ancora nel nostro sangue.

Facile? No, purtroppo. Ho bevuto un bicchiere di vino rosso. Da lui è nato il silenzio che ha prodotto questo, a distanza di giorni. Il mio amico non c’è più. Ha lasciato il mondo da sedato, in silenzio.

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