Da una crepa sul soffitto

Da una crepa sul soffitto

“Da una crepa sul soffitto” è un racconto di Doris Bellomusto

La prima cosa che si deve dire del protagonista di questa fantasia è che spesso sta sul balcone come si sta dentro una domanda a cui non si vuole dare risposta, e la cosa, per quanto possa sembrare l’inizio di un romanzo francese, è in realtà la fine di una giornata qualunque, di quelle che non finiscono, perché non sanno dove andare a sbattere.

Sul tavolino di ferro, che aveva tre punti di ruggine disposti in modo da ricordare la costellazione dell’Orsa, è aperto “Lettere a un giovane poeta” e una riga è sottolineata due volte.

«Vivere le domande».

Lui la legge, la rilegge e poi chiude gli occhi, non per meditare, ma per non vedere le parole che, a forza di essere guardate, si svuotano, diventano incapaci di significare, come fossero coleotteri, zampe all’aria, rovesciati, incapaci di volare.

Gradualmente – prosegue poi il testo – è una parola che andrebbe vietata nei libri e nelle relazioni, perché promette un movimento senza indicare se si tratta di un’avanzata o di una ritirata, e lui, che dei movimenti non traccianti diffida come dei cani senza padrone, sente un’irritazione tra lo sterno e lo stomaco.

Sotto, la città dorme.

Entra in casa. La porta del balcone resta aperta. In cucina, al centro del tavolo, ancora quella tazzina.

Si dice, sbagliando, che l’amore sia dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole. La sua versione, aggiornata al secolo ventunesimo, è più sofisticata e più stupida: lui vorrebbe dare risposte che non ha a una donna che non le chiede, e la cosa lo colpisce con la violenza delle verità.

Quelle verità sfacciate e oziose che servono solo a farti perdere tempo, per esempio scoprire, alle tre di notte, che il latte è finito e deve farsi bastare un bicchiere d’acqua.

L’acqua sa di cloro, la beve in tre sorsi, come si prendono le medicine che non curano, ma concedono tregua.

Sul divano, un libro ancora inedito. Poesie senza pretese. Lo apre. Cade sulla pagina con l’angolo piegato, crimine che lui perseguiva con la stessa severità con cui l’Inquisizione perseguitava le streghe, e che lei (la protagonista più vera di questa fantasia) pratica con l’impunità di chi sa che i libri sono fatti per essere vissuti, non venerati. Lo aveva trovato sull’uscio di casa, senza nessun biglietto quello stesso giorno.

Tarocchi
E se mi annodo
non sarò mai
cravatta su camicia
piuttosto sarò nodo
al laccio della scarpa
spaiata e testarda
in cerca del sentiero.

Oppure nodo sciolto
corda dell’impiccato
e chi farà le carte
dirà che porto bene.

Lui, che aveva passato la vita a farsi il nodo al collo e a chiamarlo decoro, si sente improvvisamente stanco.

Lei, un piano sotto, nello stesso istante, sogna.

Lui, un piano sopra, probabilmente sta guardando il soffitto e non pensa a niente. C’è una crepa che disegna un ramo. Gli sembra giusto. Anche le case hanno i loro alberi. La luna intanto si sposta a ovest, con l’indifferenza delle cose che non ti devono niente.

Lei sogna una casa con il soffitto basso. Sul soffitto c’è una crepa che cambia forma e diventa ramo, fiume, corda. Trova un tavolo con un bicchiere di vino e un libro chiuso. Non beve, Scrive nell’aria con un dito bagnato: Qui passò anche Cosimo, e con lui se ne andò quell’ultima specie d’uomo che poteva vivere sugli alberi.

Si sveglia con la bocca secca. Ripensa al dito che scriveva nell’aria.

Un piano sopra, lui apre l’acqua e guarda lo specchio. Non si vede.

Sul lavandino c’è quel libro sottile. Non ricorda di averlo preso. Non ricorda di averlo aperto. Si passa una mano sul viso, chiude l’acqua. Lo specchio si appanna. Quando torna limpido, è solo lui.

Il libro è ancora lì, lo apre a metà.

La luce di Maggio
matura buone scuse
per dare tutto il cielo
al cuore della rondine.

Io invece cedo il passo
al cielo restare del vento
e prego al buio
vestita di minute verità.

Appoggia il dito su minute verità. La carta è tiepida di sole.

Chiude il libro, esce per andare in archivio. La luce di Maggio resta nella stanza.

Lei, un piano sotto, nello stesso istante apre il portatile, la schermata è bianca.

File: bozza_maggio_02.docx. Pagina 1. Legge: La stanza odora di chiuso. Cancella chiuso. Scrive noia. Non aggiunge commenti. Salva.

Sente un rumore dal soffitto. Un passo solo, uno solo.

Conta fino a sette. Il rumore non torna.

Pagina 18. Legge: Lei aspetta senza muoversi. Cancella senza muoversi. Scrive vestita di minute verità. Chiude il file.

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