Le pianure di Gerald Murnane

Recensione di Alessio Barettini. In copertina: “Le pianure” di Gerald Murnane, Safarà editore, 2019
Gerald Murnane è uno scrittore australiano poco noto da noi, seppure si tratti di uno dei candidati che più frequentemente sono comparsi nelle liste dei bookmakers per il Premio Nobel. In Italia lo pubblica con sapienza Safarà, che sta tuttora lavorando ad ampliare il suo catalogo qui da noi. Con Le pianure, uno dei suoi romanzi riconosciuti come più importanti finora, Murnane ci porta dentro le pianure dell’Australia centrale. Spazi sconfinati, abitati da marsupiali e sporadiche ville di ricchi imprenditori con un forte legame con il territorio.
Eppure, Murnane non si limita affatto a darci un quadro, a offrirci un’analisi del paesaggio, o dei suoi costumi e abitudini, e le sue pianure, da reali, visibili in tutta la loro magnificente enormità, diventano uno spazio metafisico, al confine fra sogno e realtà, visione e creazione artistica, innovazione e tradizione. Il romanzo, molto breve, si articola sostanzialmente in tre parti. La prima, in cui il protagonista, un regista trentenne dichiara di voler fare un film che colga l’essenza di quelle pianure; la seconda, con il protagonista alle prese con lunghe discussioni con uomini delle pianure, perlopiù quei ricchi businessmen australiani depositari di tradizioni, vessilli, tic, con i quali entra in relazione per conoscere meglio, per entrarci dentro di più, e anche per ottenere quello che già altri come lui e prima di lui hanno cercato e ottenuto: un mecenate. Infine la terza e ultima parte, in cui il regista vive ormai nella villa di uno di questi ricchi australiani alla ricerca del materiale adatto per la sua opera.
La storia in sé non sembra scardinare stilemi, né offrire percorsi impossibili, anzi. Lineare come quegli spazi, la scrittura di Murnane si dilata nel tempo seguendo suggestioni, riflessioni, parole e discorsi che sembrano alludere sempre ad altro, creano un costante conflitto fra quello che è stato e quello che potrebbe essere, attraversano diversi toni, fra ironia e metafisica, ricerca di sé e conservazione, ideologia e scarnificazione dell’io. La pianura diventa metafora di viaggio interiore, di ricerca artistica, di auto-osservazione. Sembra incredibile che in poco più di 100 pagine sia possibile, eppure Murnane riesce, in così poco spazio paradossalmente, a dire tutto, della vita di un uomo delle pianure, del suo rapporto con esse, del potenziale, per così dire, delle stesse pianure.
Romanzo del viaggio statico, del dubbio certo, della contraddizione insita in questo tipo di spazi, che si riflette nella scrittura, estesa, apparentemente infinita, appoggiata su un equilibrio illusorio, come quando Murnane racconta della nascita di religioni specifiche delle pianure come se raccontasse della nascita di antiche tradizioni solo per metterci davanti al fatto che nulla è intoccabile, che anche le cose più radicate possono essere messe in discussione. Romanzo del “nonostante tutto”, Le pianure mostra una via diversa solo quando tutto sembra perduto, che gioca con il successo e il fallimento insiti nella vita degli uomini come se fossero una casuale moneta da tirare. Murnane è uno scrittore che spiazza ma non lascia interdetti, segno di una consapevolezza autoriale che lo rende uno dei più acclamati al mondo.
