La lunga strada: l’esordio di Francesco Iorio Mazzillo

La lunga strada: l’esordio di Francesco Iorio Mazzillo

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “La lunga strada” di Francesco Iorio Mazzillo, Qed Edizioni, 2026

Se c’è una cosa che mi ha colpito di questo libro è di sicuro la capacità dell’autore calabrese di non perdere mai di vista il tema del racconto. Sono sette le storie che Francesco Iorio Mazzillo ci narra e tutte hanno a che fare con i ricordi; ed essi non sono quelli che sbucano all’improvviso per portare un po’ di nostalgia.

Infatti, al centro di “La lunga strada” ci sono i momenti formativi, ovvero le esperienze che hanno caratterizzato, nel bene o nel male, l’esistenza di ciascuno. Lo capiamo anche dal titolo di questa raccolta, che mira proprio a evocare in noi quel lento apprendistato che ci dà negli anni forma e sostanza.

Iorio Mazzillo ci chiede un’immersione totale in questi racconti brevi, che rappresentano il tragitto esistenziale percorso da personaggi che ancora hanno voglia di interrogarsi sul significato delle loro esperienze. Ed è anche la percezione un tema che, sebbene appaia sottotraccia, risulta essere quasi del tutto dominante.

Non voglio scomodare Husserl, ma quando si parla di ricordi non si può non richiamare tra noi il filosofo tedesco che rintracciava nel gioco della memoria la percezione del tempo che passa. Proprio grazie a questo noi sopravviviamo, perché altrimenti il rischio sarebbe quello di non esserci, di non esistere, di essere costantemente sospesi nell’atemporalità.

Qui invece tutto viene ricollocato nel tempo e nello spazio. I personaggi si ridefiniscono, tirano le somme, guardano alle loro esperienza e provano ancora stupore. “La lunga strada” diventa quindi un diario sulle metamorfosi che ciascuno ha nel corso della sua vita. Ciò vuol dire anche fare i conti con quello che si perde. Non ci sono infatti solo i “lieto fine“, ma anche solo la “fine“.

Con una scrittura sempre mediata, ma anche molto intima, l’autore ci porta per mano tra personaggi che hanno la necessità di ricostruire il loro passaggio. Quello di Iorio Mazzillo è un esordio. È quindi l’inizio di un percorso per lo stesso autore, che però dimostra già di saper arrivare al lettore.

Ma è soprattutto importante quello che ci viene sottilmente suggerito: “ricordare vuol dire anche ritrovarsi” e riconoscere “la lunga strada” che abbiamo percorso.

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