Elezioni comunali di Tortora: patria di eroi senza fissa dimora

Elezioni comunali di Tortora: patria di eroi senza fissa dimora

“Elezioni Comunali di Tortora: Patria di eroi senza fissa dimora” è un articolo di Martino Ciano 

Ora mi chiedo, se ancora oggi si prospetta una corsa con una sola lista, la colpa di chi è? Della maggioranza uscente? Non credo.

A qualcuno è stato vietato di fare una lista? Chi ci ha provato è stato sabotato? O minacciato? O intimorito? Sicuramente no, ma non escludo sarcastiche confessioni o le solite lamentele, secondo cui chi non riesce in qualcosa è sempre vittima degli altri e mai di sé stesso e del suo modo di porsi.

Fatto sta che le elezioni comunali 2026 di Tortora resteranno un caso anomalo. La chiamata alle urne è per il 24 e il 25 maggio. Le liste dovranno essere presentate tra il 23 e il 24 aprile. Con molta probabilità sarà una tornata a una compagine, quella del sindaco uscente Antonio Iorio.

Di chiacchiere sui social se ne leggono tante. Sussulti, rigurgiti e rinascite improvvise. Improvvise perché si tratta di proposte apparse negli ultimi quindici giorni come comete incendiarie. Ma chiamiamole anche ripicche per qualche vecchia ruggine o bega oscura con rappresentanti della maggioranza uscente. Insomma, nulla di serio o di nuovo. E che strazio questo “Io” posto ovunque. Questa rivendicazione della propria presunta superiorità morale, a fronte di una società di malvagi malfattori che tramano contro il bene comune.

Chi sono gli oppressori da cui questi cavalieri risvegliatisi dal letargo vogliono salvarci? Quale illuminazione ha aperto i loro occhi a poche settimane dal voto? Quand’è che la smetteremo con il mito dello Zarathustra sceso dai monti che deve spalancare gli occhi al popolo oppresso?

Ho detto prima che le elezioni comunali di Tortora sono un caso strambo. Lo conferma il fatto che nessuno, a partire dalle opposizioni, abbia saputo aggregare in sei anni di amministrazione un gruppo di persone. Ma è strambo anche perché sancisce la fine della politica meditata, pensata, partecipata, relegando ai social il ruolo di luogo delle espiazioni. Queste cose sono gravi, ma nessuno si prende la responsabilità di un tale appiattimento.

Nervosismi personali diventano programmi elettorali. In alcuni casi si sfiora il ridicolo con proclami messianici, offensivi e privi di qualsiasi educazione. Certo, le elezioni comunali sono anche questo. Nei piccoli centri diventano il momento in cui ci si toglie qualche sassolino dalla scarpa; durante cui si placa pure qualche scaramuccia familiare o si rende pan per focaccia al cugino di secondo grado che non ha fatto gli auguri a Natale a tutta la settima generazione, o che non ha invitato la prozia al battesimo del primo genito che porta il nome del capostipite. Ma non sarebbe tempo di emanciparsi? Anche perché resta sempre il problema dei problemi: quello demografico. Il risultato è questo: quattro gatti che si azzuffano. Perché? Non piace proprio l’unione, eh?

Una sola lista alle prossime elezioni comunali di Tortora sarà la prova che nessuno, dall’altra parte, ha saputo aggregare, svuotando quindi la politica del suo significato primario, ossia la partecipazione. Se ce ne saranno due, be’, la seconda sarà solo un passatempo che priverà la politica locale di un altro aspetto importante: la permanenza. A causa del loro carattere personalistico e non dialogante, questi movimenti d’opinione si spegneranno nell’arco di un paio di mesi, incarnando la solita logica del “o con me o contro di me”.

La cosiddetta alternativa di governo non si costruisce in pochi giorni, ma in anni di lavoro. Ma anche l’attuale maggioranza, in caso di riconferma, avrà il compito di creare un’alternativa attraverso cui rimediare agli errori commessi finora. Anzi, per essa questa necessità è ancora più impellente. Ne va di mezzo la propria credibilità come unica forza organizzata rimasta. Tradotto: il sindaco e la sua squadra dovranno attuare anche una forte autocritica, allargando le maglie della partecipazione all’intera cittadinanza. Ciò eviterà loro di ammalarsi di autocompiacimento e trasformerà questa carenza di opposizione in una opportunità di cittadinanza attiva, chiamando tutti al proprio senso di responsabilità.

Se ciò non avverrà il paese sarà condannato all’unidimensionalità. Pertanto, ogni mattina sindaco e consiglieri comunali dovranno rispondere a questa domanda: “Vogliamo essere sovrani nel deserto, o amministratori di un giardino democratico?”.

Insomma, qualsiasi sia l’esito di queste elezioni comunali 2026, la prossima amministrazione avrà il compito di riunire un popolo svogliato e, al momento, privo di assumersi responsabilità collettive. E chi proprio non vorrà, potrà sempre astenersi, dire il proprio “No”, senza doversi sentire né alternativo né portatore di chissà quale martirio.

Come diceva qualcuno più in gamba e preparato di me: l’uomo sceglie sempre. Nel bene e nel male è condannato a essere libero. Anche se la citazione più bella che lascio a qualcun altro è: “Sventurata è quella terra che va in cerca di eroi”, dopodiché scoperta da dove proviene, consiglio di leggere l’intero libro.

Buona fortuna a tutti!

 

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