Il cuore dei bambini

Il cuore dei bambini

Racconto e foto di Wanda Lamonica

“Maestra, ho finito”, esclama Nina porgendomi il suo disegno con un sontuoso inchino. Poi se ne torna al banco, trotterellando. Ha due codini alti e una riga perfetta, al centro della testa, che glieli separa. Le tasche del suo grembiule sono sempre piene di minuscoli oggetti. Si ferma al banco di Totò-Pinocchio, che sta temperando un pastello ridotto già ad un misero mozzicone: “Totò-Pinocchio, quante bugie hai detto oggi?”, gli chiede, abbassandosi un po’, poggiando i palmi delle mani sulle ginocchia. “Vattene, strega”, gli risponde lui, mostrando la lingua pizzuta. Nina ride trionfante e raggiunge il suo posto.

” È cotto di me”, sussurra alla compagna che le siede a fianco.

Sono Vittoria, ho 43 anni e faccio la maestra da 15. Oggi ho chiesto alla classe di disegnare la loro “casa perfetta”. Ogni bambino attribuisce alla parola “perfezione”, un significato ben preciso. Nella sua casa perfetta, Serena ha raffigurato un cagnolino e i suoi genitori, seduti vicini e sorridenti sul divano. Paolo ha disegnato cibo, giocattoli e un cuore con tante iniziali. Aldo ha rappresentato una casa dentro l’altra, perché la sua idea di paradiso terreno ha a che fare con la certezza di poter abitare, un giorno, con la famiglia di adesso e con quella che si costruirà in futuro.

Il disegno di Nina ha un buco. Eppure non ci sono cancellature fatte con la gomma. Nessun colore ha oltrepassato la carta. C’è solo un grosso foro in questa bella casetta col tetto rosso e le tendine a pois alle finestre. Dentro, Nina gioca con la mamma e il papà. Su un tavolo sono poggiate tante caramelle colorate e c’è un vaso pieno di margherite.

Dopo l’intervallo, parliamo tutti insieme dei lavori realizzati. Mi sorprende sempre la capacità dei bambini di “disegnare e colorare” le parole. In tanti anni di esperienza, ho compreso che sono anche io ad imparare, ogni giorno.

“E questa casina con l’asse da stiro aperto e una catasta di biancheria da stirare?”, mi rivolgo a Viola, sorridendole incuriosita.
“È una casa perfetta, maestra! Significherebbe che la mia mamma sta a casa con me!!”, risponde entusiasta, facendo il segno di vittoria con le dita.

La classe ride. Trova la cosa molto divertente. Ma Viola ha bisogno della presenza della sua mamma. Comincio a passeggiare tra i banchi. Mentre cammino con i fogli in mano, Dodò nasconde tempestivamente un mazzo di figurine. Faccio finta di non averlo visto. Mi avvicino a Nina. Ho il suo disegno, lo avvicino al mio viso e guardo attraverso l’apertura.

“E questo?”, chiedo a Nina, che gioca a spingere la lingua all’interno delle guance.
“È un buco, maè”.
“Lo vedo. Ma lo hai fatto apposta o è stato solo un piccolo pasticcio?”, chiedo abbassando il foglio e rassicurandola con una carezza.
“È per mio fratello, maè. Lui è volato in Cielo prima di nascere. Mamma ha detto che è diventato un angelo. Quel buco è uno spioncino speciale. Per vedere cosa fa di bello, il mio fratellino, lassù ”.
“Che dolce sei”, le dico accarezzandole il viso. Lei guarda Totò, arrossendo.

Io vado alla cattedra, mi siedo. E, dietro ad un ventaglio di disegni, asciugo una lacrima. Poi, dietro un album A3, riesco a piangere un pochino meglio.

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