I fatti di Casignana. Mario La Cava e la rivolta contadina che non bisognava dimenticare

I fatti di Casignana. Mario La Cava e la rivolta contadina che non bisognava dimenticare

Articolo di Martino Ciano

E chi vi dice che anche in Calabria non ci furono sussulti popolari, rivolte contro i padroni o processi di emancipazione soffocati dal potere? Ricordare I fatti di Casignana fu un dovere per Mario La Cava e, a distanza di un secolo dai tragici eventi del 21 settembre 1922, anche noi dobbiamo rinfrescare la memoria. Nel suo racconto lucido, senza giudizi o pregiudizi, senza orpelli di fanatico pietismo, lo scrittore calabrese scrisse sinteticamente ciò che avvenne, ciò che fu deciso nelle stanze del potere, perché il padrone ha sempre trovato il modo per difendere la propria roba, mentre la povera gente per mettere al sicuro la pancia ha dovuto trattare a proprio discapito una pacifica sopravvivenza.

Eccola, dunque, l’ingenua rivolta delle masse, guidate da uno spirito di necessità che si attornia prima di tutto di speranza. In questo caso, la speranza è quel socialismo umanitario che vuole rendere il mondo un posto migliore. E chi mai potrebbe opporsi a una cosa del genere? Sono idee così elementari che assomigliano tanto alle parole di Cristo, ma proprio il prete cerca di dissuadere i fedeli, ché tali idee rivoluzionarie e contorte vanno comunque contro l’ordine che Dio ha imposto sulla faccia della Terra. Intanto, ci sono borghesi illuminati quali il medico Zanco e l’ex brigadiere Colombo, che non si vogliono arrendere allo strapotere di don Luigi Nicota. Lui è il padrone che, insieme ai suoi figli non ancora legittimati, non vuole lasciare la foresta Callistro ai contadini che l’hanno occupata. Eppure, una legge permette tutto questo, ossia quel decreto Visocchi pensato per l’assegnazione delle terre incolte o mal coltivate, ma a Casignana, nel reggino, la legge è don Luigi Nicota, e lui sa come farsi beffa dello Stato, proprio grazie ai funzionari dello Stato. Attenzione però, lui non è solo il padrone delle terre, ma anche degli uomini, che dice di sfamare, e delle donne, che sono le sue p… Ora, questa p puntata mette in rilievo una finezza stilistica di Mario La Cava, e a me è piaciuta tanto come scelta, perché lascia intendere altre cose, dà la possibilità di interpretare la parola in maniera diversa. Intanto, per eliminare la minaccia rivoluzionaria, ecco che arrivano i fascisti della prima ora che chiedono al padrone l’istituzione di una sezione del Fascio per accelerare il processo di riappacificazione. Don Luigi non è tanto d’accordo, secondo lui le forze dell’ordine bastano e avanzano, ma i tempi cambiano e con essi anche i metodi di amministrazione del potere, quindi Viva il Duce e abbasso il popolo. Tutto viene ristabilito con l’uccisione di Colombo e il ferimento di Zanco durante un tafferuglio provocato proprio da degli infiltrati.

I fatti di Casignana venne pubblicato nel 1974 da Einaudi, Rubbettino lo ha riportato alla luce nel 2019. Mario La Cava disse che quanto scritto in forma romanzata faceva parte della memoria del popolo, ma quei ricordi non potevano andare dispersi, perché in quel piccolo paese di Calabria si era consumata un’ingiustizia. Lo scrittore di Bovalino, infatti, puntò proprio su questo aspetto, ossia l’alternanza tra meravigliosa illusione e cocente disillusione. Le pagine in cui questo cruciale passaggio si manifesta sono le più belle del libro. Sono composte con parole precise, penetranti, che non enfatizzano ma mostrano come le masse siano in balia di un potere che decide e ammaestra i destini secondo le proprie esigenze. Ecco perché Casignana non è solo un fatto accaduto in un determinato periodo storico, ma è un evento-cardine che dà vita a una trama che la Calabria e il Meridione d’Italia conoscono bene. La massa ingenua, ma anche la sua liquidità, la sua incoerenza, la sua arrendevolezza alla necessità segnano il prosieguo della Storia, l’annichilimento della volontà. Ogni via di emancipazione appare sbarrata laddove si manifesta quel senso di colpa che le masse si portano dietro da troppo tempo. Qui si avverte quel sentire atavico in cui un proprio diritto appare come un favore concesso che va sanato. Qui si fa pregnante il puzzo del compromesso e del fantomatico debito morale contratto.

Pertanto, questo romanzo non si conclude con l’ultima pagina, ma è parte di quella Storia calabrese e meridionale posta da tempo ai margini.

*I fatti di Casignana, Mario La Cava, Rubbettino, 2019

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