Beati, dannati e sogni truccati: il libro di Stefano Tamburini

Articolo di Marco Ponzi. In copertina: “Beati, dannati e sogni truccati” di Stefano Tamburini, edizioni il Foglio, 2022
Stefano Tamburini è giornalista e, durante la sua carriera, ha diretto diverse testate e si è occupato molto di sport.
“Beati, dannati e sogni truccati” è un’articolata testimonianza di fatti sportivi che, per i più giovani, forse, saranno delle novità mentre per i più attempati rappresentano un risveglio della memoria di avvenimenti accantonati da un po’.
Sembrerebbe un compendio di un secolo di sport, con un taglio giornalistico, che mette in luce quanto di buono e di cattivo è accaduto nel secolo “breve” e nel nuovo millennio.
Infatti, il testo è diviso in tre parti: i beati, i dannati e i sogni truccati.
La prima parte del libro riguarda le storie sane, le storie di sudore, di impegno e abnegazione. Tra queste, sono raccontate anche le tragedie che però hanno inciso nella memoria della società, come, per esempio, la tragedia di Superga.
Si comincia con la boxe, per passare dal calcio arrivando agli sport motoristici.
Vengono citati campioni come Cassius Clay e Nino Benvenuti ma anche altri meno vincenti che hanno rappresentato un’ispirazione.
I Beati sono quindi coloro che hanno lasciato il segno, sia per meriti sportivi sia per meriti umani.
È un piacere leggere queste storie di Beati perché sono edificanti e trasmettono speranza.
La seconda parte è quella dei Dannati.
Qui, i protagonisti sono atleti, calciatori, presidenti di squadre e di federazioni ma anche delinquenti che hanno avuto modo (e glielo si è lasciato fare) di influenzare i mondi sportivi con i quali avevano interessi.
Sono menzionate le storie di Pietro Mennea, campione venuto dal nulla, e quelle di James Hunt, pilota spericolato dentro e fuori dalla pista; oppure quella di Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno, spericolato in altre operazioni.
Non mancano le storie di Ayrton Senna e Ratzenberger, morti a causa delle mancate misure di sicurezza di un circuito sul quale non si doveva correre ma che invece mise in pericolo tutti i partecipanti di quel Gran Premio solo perché “lo spettacolo non si poteva fermare” a causa dei mostruosi interessi economici dei padroni.
Secondo lo stesso principio che lo spettacolo dovesse continuare, si giocò una partita all’Heysel, uno stadio che fu la tomba di tante persone giunte lì per godersi un evento sportivo.
I Dannati di questa parte sono un po’ tutti coloro che, consapevoli o no, hanno fatto parte di quei momenti senza poter incidere su alcuni esiti tragici e dovendo accettare di essere ricordati dalla storia come coloro che nulla poterono (o vollero).
La terza parte è quella che mette addosso più indignazione. Si parla infatti di Sogni truccati, ovvero del marcio che ogni sport porta con sé quando diventa business, un processo quasi inevitabile. Non dovrebbe essere così ma è vero che le corruzioni, gli accordi segreti e i controlli di facciata, quando girano miliardi, costruiscono una dinamica che fa comodo a tutti tranne che agli spettatori.
Leggere di morti, di sfruttamento, di imbrogli e di tutto ciò che sarebbe normale trovare in una storia horror suscita non solo indignazione ma anche repulsione verso un mondo che, visto da uno schermo televisivo, è puro intrattenimento o competizione.
Purtroppo non è solo questo.
Dietro i Mondiali di calcio di un passato recente ci sono storie che non si vorrebbero conoscere e lo spirito di comunanza e la gioia del momento devono lasciare spazio a tutto ciò che non si vede: opere incompiute, migliaia di morti per i lavori di edilizia in stati definiti “canaglia” ma così ricchi da potersi comprare il silenzio di tutti, e sperperi immani i cui costi si abbattono sui cittadini.
Non ho potuto fare a meno di notare che l’autore ha definito “canaglia” alcuni stati nei quali sono stati organizzati degli eventi sportivi imponenti ma osservo che “canaglie” non sono solo quelli in cui comanda un dittatore, una monarchia assoluta o dove sono negati i diritti civili più elementari; purtroppo, gli stati canaglia sono anche quelli che li fiancheggiano per motivi economici, quelli che non hanno la lungimiranza di tutelare tutti a prescindere dall’origine e anche quelli che, dietro la maschera di una apparente democrazia, fingono di essere evoluti, di non discriminare e pretendono anche di poter insegnare cosa sia la civiltà.
Temo che non sia così: credo che le vere responsabilità non siano solo dei paesi canaglia ma di tutti gli altri che, ingolositi dalle offerte stratosferiche, cedono un po’ di giustizia, un po’ di onestà intellettuale e anche un po’ di sovranità. Ci siamo anche noi italiani che non brilliamo per etica e che, come racconta l’autore, non possiamo insegnare come si organizzi un mondiale di calcio, vista l’esperienza del 1990.
L’autore di “Beati, dannati e sogni truccati” non si tira indietro nel dare un duro giudizio quando serve e lo ringrazio per aver fatto un po’ di luce su questo mondo in cui le medaglie, spesso e purtroppo, hanno una sola faccia, quella più opaca.
