Ada di Alessio Traversi

Ada di Alessio Traversi

Questo articolo è di Redazione. In copertina “Ada” di Alessio Traversi, Vittoria Iguazu editora, 2025

È l’inizio del penultimo giorno di scuola quando Ada B., studentessa di quarta superiore di un imprecisato istituto di un’imprecisata provincia in cui alloggiano e confliggono misere invidie e rancori incancreniti, viene trovata nel bagno priva di conoscenza, in un lago di sangue, con una profonda ferita sulla fronte.

Comincia così “Ada” di Alessio Traversi, romanzo pubblicato da Vittoria Iguazu Editora, che ben presto reclude e in un certo senso abbandona la presunta protagonista su un letto d’ospedale – evitando deliberatamente di rivelare la causa primaria dell’evento scatenante – per concentrarsi sui moti interiori, sulle reminescenze e sulle reazioni che l’accaduto scatena all’interno del mondo adulto che ruota attorno alla ragazza: un caravanserraglio di figure imprigionate nei loro ruoli – scolastici, istituzionali, polizieschi – e incapaci di spingersi oltre i sensi di colpa, le frustrazioni, il fatalismo, la retorica e le convenienze. Così che la narrazione prosegue tramite un serrato montaggio incrociato che mette a contrasto le azioni inconcludenti e i debordanti turbamenti dei personaggi: la professoressa che tenta invano di sopraffare i sensi di colpa, la dirigente scolastica che cerca metodicamente di conciliare cordoglio ed efficienza, la commissaria che si perde e annaspa nella ricerca di sospetti e moventi, il bidello che nasconde traffici più meschini che loschi, il piccolo amministratore locale che cerca supporto nelle armi della retorica ma non disdegna neppure quelle da fuoco. Il tutto in una forzosa, virulenta e imprescindibile atmosfera festosa, e tuttavia catastrofica, di inizio estate, in cui movida e promozione del city brand non possono essere in alcun modo sacrificate per rendere giustizia alla sobrietà che il dolore, pubblico ancor prima e più che privato, richiederebbe.

È così che tragedia e farsa si intrecciano, all’interno di un romanzo che, parallelamente alle dinamiche di conflitto tra i personaggi, mette in scena anche uno scontro tra registri e i linguaggi; così che accanto a monologhi selvaggi troviamo freddi e asettici resoconti burocratici, mentre certe tensioni liriche cozzano con termini e suggestioni che rimandano alle reazioni chimiche, prendendo spunto dalla disciplina insegnata dalla professoressa Co, personaggio che più degli altri sembra portare su di sé il carico di inadeguatezza tipico, in questo racconto, del mondo adulto.

Pertanto, seppur la quarta di copertina definisca il romanzo “un poemetto tragicomico del quale è però rimasto solo il telaio”, definizione che peraltro risulta calzante laddove si faccia attenzione al ritmo con cui è costruito il racconto – che tende in molti passaggi a una tensione quasi metrica del costrutto -, “Ada” può d’altra parte apparire anche un giallo, che si configura però non come un’indagine alla ricerca di un colpevole bensì come un’inchiesta sui misteri dell’adolescenza. Un’investigazione che finisce per costruire una cornice attorno al buco che Ada stessa rappresenta, mantenendosi alla larga da certi stereotipi con cui nella cultura mainstream del nostro paese si tende a rappresentare il mondo scolastico e l’adolescenza stessa.

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