«The survival game» di Francesco Laprovitera: distopia del silenzio

«The survival game» di Francesco Laprovitera: distopia del silenzio

Articolo di Martino Ciano. In copertina: «The survival game» di Francesco Laprovitera, Vintura Edizioni, 2026

Se vuoi dare forza a una tragedia rendila grottesca estremizzandone la nomenclatura. Il risultato sarà qualcosa di paradossale e di ironico che apparirà così vero quanto impossibile da realizzarsi. In poche parole, crea una distopia e tutti capiranno.

«The survival game» di Francesco Laprovitera è questo semplice gioco di prestigio. Immaginate di trovarvi in un immenso supermercato in cui si dà inizio a una violenta competizione per la sopravvivenza. Aggiungete anche un altro elemento: l’intera gara, compresi i momenti cruenti, viene trasmessa in Tv.

La violenza diventa spettacolo ma, soprattutto, il luogo del consumismo per antonomasia, ossia il supermercato, si trasforma in arena. Ed eccoci sbattuti nel mezzo di questo mondo senza limiti, in cui partecipanti e spettatori si trasformano in bestie. Sembrerà di essere in un moderno Colosseo, in cui si lotta per la libertà.

«The survival game» di Francesco Laprovitera è una riflessione sulla quotidianità, nonché sulla distanza che si crea tra chi soffre e chi invece beneficia del sistema. Ma questo supermercato è anche una sorta di Panopticon in cui si può essere tanto prigionieri quanto sorveglianti. L’architettura del romanzo è semplice. Tutto si rivela subito davanti ai nostri occhi.

Questo modo «tragico» in cui la verità ci viene subito sbattuta in faccia, crea proprio l’effetto incredulità, ma leggendo con attenzione ci ritroviamo nel mezzo di meccanismi quotidiani che applichiamo senza porci troppe domande. Vista dal salotto di casa, stando davanti a un maxischermo, cosa diventa la sofferenza degli altri?

È questa la prima domanda che ci porremo. Che differenza corre tra un gruppo di persone che deve sopravvivere in un supermercato e i diseredati che fuggono dalla guerra? Cosa siamo noi tutti in un sistema che ci illude con un surplus che ci viene distribuito in briciole, frutto delle razzie che vengono compiute in altre parti del mondo?

Detto così potrebbe sembrare un tentativo spicciolo per impietosirci, per suscitare in noi chissà quale senso di colpa. Ma non è questo l’obiettivo. «The survival game» di Francesco Laprovitera è un’opera che racconta, forse senza neanche immaginarlo, la forza di una contemporaneità cannibale, di un neoliberismo che neanche più si vergogna della propria disumanità.

Ciò vuol dire che tutto si è ormai incarnato nella nostra coscienza, assuefandoci senza troppi filtri. Detto in soldoni: la farsa è davanti ai nostri occhi. Tant’è che non sappiamo distinguerla dalla realtà.

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