Incendi e Scopelliti: Sindrome di Stoccolma sul Tirreno cosentino

Incendi e Scopelliti: Sindrome di Stoccolma sul Tirreno cosentino

Gli incendi e la tappa di Giuseppe Scopelliti a Scalea riaccendono la discussione. Articolo di Martino Ciano. L’immagine di copertina è stata creata con l’intelligenza artificiale

Le cronache del settembre 2026 non sono poi tanto diverse da quelle degli anni scorsi, almeno sul Tirreno cosentino. Archiviata l’estate con le solite polemiche a base di chiasso, tribalismo, qualità bassa del turismo e destagionalizzazione mancata, gli incendi almeno continuano donandoci un motivo per sentirci «poveri disgraziati».

Un altro elemento di novità è stata l’apparizione dell’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, che il 10 settembre 2026, da uomo libero – cosa che mi riempie di gioia – è venuto a Scalea per parlare del suo libro. Ad accoglierlo, oltre alle persone, tre incendi disseminati tra Tortora e Grisolia. Poi, durante la notte dell’11 settembre se n’è aggiunto un altro.

Da qui «Incendi e Scopelliti»: un titolo per sottolineare la presenza in contemporanea di due «aggressori» del Tirreno cosentino. L’indignazione per questi «eventi» c’è stata, ma tutto è passato, è trascorso. Sui social si sono letti i soliti commenti variopinti. Ma se gli incendi sono incursioni artistiche, tipo i «ready-made» di Marcel Duchamp, nella vita dei cittadini alto tirrenici Scopelliti è un’icona pop.

Come non ricordare il «riformatore» della sanità nostrana, nonché dell’ospedale di Praia a Mare, chiuso senza pietà attraverso una formula di riconversione che ha sparso solo disperazione. Come possiamo dimenticare il magnifico Capt dell’Isola Dino, così pieno di lacune, di carenze, di silenzi e di omesse battaglie.

Logicamente, all’epoca Scopelliti e i suoi dicevano che il centro-destra aveva ereditato dal passato quel piano e che loro era toccato il lavoro sporco. In poche parole fu il solito scaricabarile che oggi potremmo sintetizzare con un «È colpa dei comunisti».

Sono ancora da considerare fatalità le tante persone decedute in strada? Sono eccezioni i viaggi della speranza e i lunghi trasferimenti che, dal 2012, i pazienti del Tirreno cosentino, in caso di imminente necessità, sono costretti a fare per carenza di servizi?

Ma lasciamo perdere: tutto è storia e questa storia ha anche stufato. La magra consolazione è che non ci sarà letteratura che assolverà i benpensanti di ieri e di oggi, nonché coloro che hanno cambiato frettolosamente idea. Fatto sta che questa barzelletta la raccontiamo da tre lustri e si arricchisce solo di stronzate che non fanno neanche più ridere.

A guardare bene, però, questo connubio che si è scatenato sotto gli occhi di tutti il 10 settembre 2026, fatto di incendi e Scopelliti, mi fa dire che la Riviera dei Cedri soffre della Sindrome di Stoccolma, cioè empatizza con i propri aggressori. Li adora, li pone al di sopra di ogni categoria.

Ci vuole una cura forte, una di quelle che cancellano memorie cattive e pratiche di sottomissione. L’informazione non è stata capace di emancipare, perché le notizie hanno solo creato rabbia passeggera, ma di coscienza civica non se n’è vista l’ombra. Anzi, i politici locali hanno fraternizzato con le contraddizioni. Tanto noi avevamo gli ospedali di Cetraro e di Paola a un quarto d’ora! Non ci sarebbe cambiato nulla.

E pensare che in elisoccorso vai ancora più veloce: le distanze si accorciano. Insomma, dalle nostre parti per cambiare rotta ci vuole un miracolo, uno di quelli che non avverrà mai.

E poi chi se ne frega se politicamente si può «pisciare» su una decina tra sentenze e ottemperanze emesse dal Consiglio di Stato. Muore di malasanità il popolo e si danno brioche ai malati. Viva tutto il resto tranne le cose serie. Lunga vita ai furbastri. Prendano un treno e se ne vadano a quel paese i dissidenti: questo è territorio per pochi eletti. Qui è luogo di padroni, servi e utili idioti.

Chi vuole rimanere deve accettare di avere meno possibilità, di non ammalarsi o di scattare come un soldatino a molla in caso di trasferimento per lavoro o per questioni sanitarie. «Altrimenti, taci e fatti i fattacci tuoi cittadino del Tirreno cosentino». Ma se saprai morire dignitosamente, in silenzio, ti saluteremo con un lutto cittadino, una fiaccolata, uno striscione su cui è scritto: «Mai più». Sarai un eroe fino alla prossima puntata.

Intanto, «incendi e Scopelliti» diventa una bella sintesi del settembre 2026 sul Tirreno cosentino. Qualcosa di più punk e alternativo rispetto a «Incominciano le ferie quando torno al mio paese», che omette i motivi per i quali si è partiti.

Le ferie sono finite per tutti, ora si affaccia il letargo. Le Madonne intanto restano nelle chiese, per voto, a benedire gli assenti.

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