Amore favoloso

Amore favoloso

“Amore favoloso” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Ti prese il dolore: il ricordo per non aver fatto pace con te stesso. L’amore ballava sulle note di un rimorso: saltava in lungo e in largo, tra le onde del mare, nel cielo stellato e in nessuna legge morale. Poi vedevi che gli altri avevano dato un senso al loro minacciarsi di restare per sempre insieme: accapigliarsi, perdonarsi, sopportarsi, redimersi e sottomettersi a vicenda. E tu andavi alla ricerca di una convincente sottomissione: un vicolo cieco nel quale schernire la tua vivace fuga.

E chiamavi libertà quel tuo vagabondare con il cervello e con il cuore, il modo in cui annusavi la solitudine della terra, scoprire come muore una falena, cercare l’alfa e l’omega della sofferenza e una sessualità che ti rendeva psichiatra per una notte.

Nella diversità mortale che ti separava dal mondo, non ti sentivi un essere speciale, ma sbagliato, inadeguato al ruolo che la natura ti aveva assegnato. La regola sociale impone di comportarsi entro i limiti e le potenzialità della propria specie. Ergon e dynamis, atto sacrificale. L’erezione e la penetrazione, la procreazione e la sopportazione.

Mentre cavalcavi per le steppe del tuo paese e per le strade devitalizzate, hai visto due esemplari di essere umano, forse cuccioli, stretti nel cono d’ombra del tramonto. Il loro bacio era una nota stonata tra il fischio di un treno che sfrecciava e sul quale sarebbe stato dolce viaggiare e sotto il quale qualcuno cerca la serenità.

Il sole disperso tra le vette dei monti coperte dal tuo sorriso. Il ritorno alla vita: tu meravigliato, loro immobili e immersi nell’abitudine. Ecco la realtà a cui ti eri negato per concederti l’ultimo passaggio prima di deflagrare nell’amore favoloso, nel suo atto disumano: la privazione.

Hai chiesto a tua madre di spiegarti quale fosse la ragione dell’esistenza. «Trovare un senso prima di morire».
E poi le chiedesti perché si nasce. «Perché il piacere va assaporato fino all’ultima goccia».
Ti accarezzò il viso e si sciolse come cera davanti a te, nella dolcezza dell’unico amore contemplabile: la perfezione del nulla.

Post correlati