Manomissione di Domenico Conoscenti

Manomissione di Domenico Conoscenti

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Manomissione” di Domenico Conoscenti, Il ramo e la foglia, 2025

Ci sono molti modi per attuare una manomissione. Si possono interpretare le parole a proprio piacimento, si possono assemblare ritagli di realtà perseguendo un intento meschino, si può rendere la verità una bugia e viceversa. Il gioco riesce meglio se tutto viene convalidato dallo Stato, quindi dal potere. In questo caso ogni cosa si ammanta di ufficialità.

“Manomissione” è questo: la rappresentazione di un gioco di potere. Per stessa ammissione dell’autore, Domenico Conoscenti, il romanzo è già uscito dieci anni fa, ma a distanza di tempo non ha perso la sua verve, anzi rispecchia fedelmente ciò che oggi avviene in Italia.

L’autore si trincera dietro l’allegoria. Infatti, qui non v’è traccia di distopia, perché è tutto drammaticamente vero. La trama ruota intorno a un’indagine per omicidio: una sorta di regolamento di conti che avviene al termine di una manifestazione di piazza, finita negli scontri. Da una parte la Polizia che abusa del proprio potere, dall’altra un’associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali che cerca la propria verità.

Basta questo per inquadrare il contesto del romanzo e il suo tema. Tra sodalizi più o meno illegali, parastatali e delimitazioni delle libertà personali, assaporiamo la masochistica necessità della società di sacrificare sé stessa sull’altare della sicurezza e del controllo delle idee. Attraverso una scrittura che si sposta tra un narratore in prima persona e una serie di serrati dialoghi, che altro non sono se non trascrizioni di interrogatori, scopriamo la drammatica realtà della “manomissione”.

Verrebbe da dire che “nulla è vero, quindi tutto è possibile”. Ma ci viene anche spontaneo domandarci se tale realtà, qui descritta in chiave metaforica, non sia semplicemente lo smascheramento della nostra quotidianità. I tanti personaggi in cui ci imbattiamo sono legati dal filo conduttore della “verità ufficiale” e della “morale di Stato”.

Tutto ciò crea un corporativismo che va oltre l’etica, perché ammette l’omicidio, quindi l’eliminazione, anche da un punto di vista sociale, delle proprie “anomie”. Ciò che difficilmente può essere chiuso in alcuni steccati va messo al bando. In questo modo non decade la democrazia, ma quel principio di disobbedienza che le dà la possibilità di perfezionarsi.

“Manomissione” è per me un romanzo “neo-realista”, in cui il lettore vede chiaramente la propria quotidianità. Il rimpallo di responsabilità, l’attestazione della supremazia, l’arroganza del potere legata alla legittimazione della forza sono capaci di tracciare un disegno purtroppo in corso d’opera. Disconoscerlo è inutile; screditarlo non serve a nessuno.

Conoscenti non si schiera. La manomissione è l’ultima arma di difesa e di attacco di una strategia che insegna come l’unica ragione accettabile sia quella che viene “imposta”. L’autore non fa del suo romanzo un libello per l’una o per l’altra parte, ma mette in guardia tutti sui pericoli di ogni azione sabotatrice.

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