Tutti gli indirizzi perduti

Articolo di Valentina Ciurleo ispirato dalla lettura di “Tutti gli indirizzi perduti” di Laura Imai Messina, Einaudi. In copertina una foto dell’autrice
– Sono lettere in cui è leggibile sia l’indirizzo del mittente che del destinatario, oppure non è stato proprio scritto.
– Se lo sono dimenticato?
– Forse…o lo hanno intenzionalmente omesso.
– E allora a chi scrivono?
– A qualcuno che c’è …ma di cui non sanno l’indirizzo.
– Sentono così forte il bisogno di comunicare con quella persona, così forte che scrivono anche se non hanno più l’indirizzo.
Nel centimetro scritto di tutti gli indirizzi perduti
Lettere mai scritte, lettere mai arrivate. Quante volte abbiamo pensato di scrivere a una persona e non abbiamo trovato il coraggio di farlo. Investire nella comunicazione non è semplice, che sia comunicazione orale, scritta o gestuale. Nella comunicazione verbale ci sono persone ben predisposte al dialogo e, se non curano questo aspetto, sentono cadere ogni azione propositiva.
Nel parlarsi c’è un messaggio certo, un suono che arriva dritto alla nostra consapevolezza. Nella scrittura abbiamo un modo di comunicare diverso, ben preciso e costruito. Siamo nel dito che digita sulla tastiera di un computer, sul display di un cellulare oppure, con una forma più semplice ma, di maggior importanza, con carta e penna. Scrivere richiede tempo, necessita di quel desiderio impellente che si accosta alla mente e si traduce in impulso a scrivere in prossimità dell’altro come forma di interesse oltre che di presenza.
La scrittura rimane nel gesto e nella consapevolezza; una lettera è custodia di un tempo che non esiste più ma che possiamo recuperare in questo andamento veloce e riduttivo. Nel modo di comunicare, trasmettiamo emozioni, sensazioni, atteggiamenti, veicolano valori e storie; ancora, creiamo legami, trasformiamo incontri in vere e proprie relazioni. La comunicazione è così una dinamica sociale molto delicata, con conseguenze di ampia portata.
L’importanza di comunicare con lo “sguardo” che ormai si è persa, perché sostituita dai post che è attualmente il modo più veloce per comunicare con il pubblico virtuale. L’abitudine di scrivere o ricevere messaggi virtuali crea una posizione di comodo: visualizzare e non rispondere, prendere tempo e rimandare. Si sceglie una gif animata per mandare auguri e questo confeziona un messaggio che non è della persona, ma è la risultanza di un “copia e incolla”.
Mi chiedo dove sia la vera posizione, la capacità di confessare l’inconfessabile, la forza di resistere all’indifferenza. Il nostro corpo si attiva nella presenza dell’altro e nessuna tecnologia potrà mai sostituire questo. Tante incomprensioni e devianze comunicative si stanno creando per la perdita di una comunicazione concreta, efficace e costruttiva e aggiungo anche “rispettosa”. Il dialogo è qualcosa che va curato, alimentato e gestito nella considerazione, in una prospettiva di crescita emotiva e collettiva.
Concludo con una frase del sociologo Zygmunt Bauman: Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.
